Il 31 dicembre 2019 scade il periodo utile per poter compensare le minusvalenze accumulate nel 2015 (se ce ne sono) con nuove plusvalenze.

Cosa si intende per minusvalenza?

Per Minusvalenza si intende il risultato negativo in termine di differenza tra l’importo derivante dalla vendita di uno strumento finanziario e l’importo speso per l’acquisto dello stesso. In sostanza ho venduto “in perdita”.

Cos’è una plusvalenza?

Una plusvalenza, è il risultato positivo in termine di differenza tra l’importo riveniente dalla vendita di uno strumento finanziario e l’importo speso per l’acquisto dello stesso. In sostanza ho venduto “guadagnando”.

Su questa differenza, nel regime del risparmio amministrato (quello che generalmente viene scelto dai risparmiatori lasciando alla banca o altro intermediario l’onere di sostituto d’imposta) viene applicata una imposta a seconda della tipologia dello strumento. Lo vedremo poi in dettaglio.

Ma si possono davvero compensare?

Si, ma a seconda della tipologia dello strumento finanziario che le ha generate. 
Per arrivare alla risposta corretta, dobbiamo distinguere la tipologia di reddito che viene generata con una plusvalenza.

Dobbiamo infatti distinguere tra redditi di capitale e redditi diversi.

Le minusvalenze da redditi diversi possono essere compensate con plusvalenze sempre da redditi diversi ma non con plusvalenze di redditi da capitale.
Questa è sostanzialmente la problematica che richiede un minimo di attenzione per non incorrere in errori.

Facciamo un esempio per chiarire la maggior parte dei casi:

Se ho accumulato una minusvalenza su obbligazioni o azioni (redditi diversi), non posso compensarla con la vendita di un fondo comune d’investimento che sta guadagnando (redditi di capitale), ma solo con plusvalenze da altri redditi diversi come la vendita di obbligazioni, azioni, certificates, etc, etn (non ETF).

Al contrario, se vendo un fondo comune d’investimento (o una sicav) in perdita, accumulo una minusvalenza (redditi diversi) che posso compensare con una plusvalenza ad esempio derivata dalla vendita in guadagno di un’obbligazione o di un’azione (redditi diversi) (o un Certificates o un ETN o ETC, ma non ETF le quali plusvalenze sono equiparate a quelle di fondi e sicav).
Mentre non sono compensabili minus e plus tra fondi e sicav (a meno che non si trovino all’interno di una unit linked).

I redditi da capitale

Una cosa da ricordare è che i redditi da capitale sono sempre positivi e ne fanno parte (oltre che le differenze positive di fondi, sicav, etf, anche gli interessi su conto corrente e depositi, cedole obbligazionarie, dividendi azionari. Questi redditi vengono tassati direttamente dalla Banca che funge da sostituto d’imposta.

I redditi diversi

I redditi diversi, invece, possono essere sia positivi che negativi e comprendono i casi indicati nell’esempio. Questi, vengono tassati sull’eccedenza positiva (tenuto conto di eventuali minusvalenze precedenti) e possono essere tassati direttamente dalla banca in caso di regime fiscale amministrato, o indicate nella dichiarazione dei redditi, se si è scelto il regime dichiarativo.

Come e dove posso verificare se ho minusvalenze accantonate?

La tua banca periodicamente invia un resoconto della posizione riferita ai 4 anni pregressi.
La tua posizione fiscale puoi trovarla anche online nella sezione portafoglio del tuo home Banking.

L’esempio indicato è il più semplice. Esistono particolarità riferite ai singoli strumenti finanziari posseduti, quali ad esempio ETF (armonizzati o non armonizzati) , ETC ed ETN, Certificates (con o senza stacco cedola incondizionato). Sono esclusi in questo articolo riferimenti al regime del risparmio gestito e riferimenti alle unit linked che godono di particolari eccezioni.

Quindi cosa posso fare?

Quindi è importante verificare subito la propria posizione fiscale in merito alle minusvalenze accumulate.

Se ci sono minusvalenze accumulate nel 2015 e se esistono i presupposti per la vendita di una azione o obbligazione, o certificate, o ETN o ETC in guadagno, si può procedere alla vendita, incassando la plusvalenza e assorbendo il carico fiscale per l’importo riferito alla minusvalenza accantonata fino all’esaurimento.
Questo va fatto entro gli ultimi giorni del 2019 (meglio qualche giorno prima, per evitare sorprese di contabilizzazione e valuta).
Se il trend dello strumento finanziario venduto è ancora favorevole, si può’ procedere con il suo riacquisto i primi giorni di Gennaio 2020.

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