Come compensare le minusvalenze del 2014 entro fine anno.

Il 31 dicembre 2018 scade il periodo utile per poter compensare le minusvalenze accumulate nel 2014 (se ce ne sono) con nuove plusvalenze.

Cosa si intende per minusvalenza?

Per Minusvalenza si intende il risultato negativo in termine di differenza tra l’importo derivante dalla vendita di uno strumento finanziario e l’importo speso per l’acquisto dello stesso. In sostanza ho venduto “in perdita”.

Cos’è una plusvalenza?

Una plusvalenza, è il risultato positivo in termine di differenza tra l’importo riveniente dalla vendita di uno strumento finanziario e l’importo speso per l’acquisto dello stesso. In sostanza ho venduto “guadagnando”.

Su questa differenza, nel regime del risparmio amministrato (quello che generalmente viene scelto dai risparmiatori lasciando alla banca o altro intermediario l’onere di sostituto d’imposta) viene applicata una imposta a seconda della tipologia dello strumento. Lo vedremo poi in dettaglio.

Ma si possono davvero compensare?

Si, ma a seconda della tipologia dello strumento finanziario che le ha generate. 
Per arrivare alla risposta corretta, dobbiamo distinguere la tipologia di reddito che viene generata con una plusvalenza.

Dobbiamo infatti distinguere tra redditi di capitale e redditi diversi.

Le minusvalenze da redditi diversi possono essere compensate con plusvalenze sempre da redditi diversi ma non con plusvalenze di redditi da capitale.
Questa è sostanzialmente la problematica che richiede un minimo di attenzione per non incorrere in errori.

Facciamo un esempio per chiarire la maggior parte dei casi:

Se ho accumulato una minusvalenza su obbligazioni o azioni (redditi diversi), non posso compensarla con la vendita di un fondo comune d’investimento che sta guadagnando (redditi di capitale), ma solo con plusvalenze da altri redditi diversi come la vendita di obbligazioni, azioni, certificates, etc, etn (non ETF).

Al contrario, se vendo un fondo comune d’investimento (o una sicav) in perdita, accumulo una minusvalenza (redditi diversi) che posso compensare con una plusvalenza ad esempio derivata dalla vendita in guadagno di un’obbligazione o di un’azione (redditi diversi) (o un Certificates o un ETN o ETC, ma non ETF le quali plusvalenze sono equiparate a quelle di fondi e sicav).
Mentre non sono compensabili minus e plus tra fondi e sicav (a meno che non si trovino all’interno di una unit linked).

I redditi da capitale

Una cosa da ricordare è che i redditi da capitale sono sempre positivi e ne fanno parte (oltre che le differenze positive di fondi, sicav, etf, anche gli interessi su conto corrente e depositi, cedole obbligazionarie, dividendi azionari. Questi redditi vengono tassati direttamente dalla Banca che funge da sostituto d’imposta.

I redditi diversi

I redditi diversi, invece, possono essere sia positivi che negativi e comprendono i casi indicati nell’esempio. Questi, vengono tassati sull’eccedenza positiva (tenuto conto di eventuali minusvalenze precedenti) e possono essere tassati direttamente dalla banca in caso di regime fiscale amministrato, o indicate nella dichiarazione dei redditi, se si è scelto il regime dichiarativo.

Come e dove posso verificare se ho minusvalenze accantonate?

La tua banca periodicamente invia un resoconto della posizione riferita ai 4 anni pregressi.
La tua posizione fiscale puoi trovarla anche online nella sezione portafoglio del tuo home Banking.

L’esempio indicato è il più semplice. Esistono particolarità riferite ai singoli strumenti finanziari posseduti, quali ad esempio ETF (armonizzati o non armonizzati) , ETC ed ETN, Certificates (con o senza stacco cedola incondizionato). Sono esclusi in questo articolo riferimenti al regime del risparmio gestito e riferimenti alle unit linked che godono di particolari eccezioni.

Quindi cosa posso fare?

Quindi è importante verificare subito la propria posizione fiscale in merito alle minusvalenze accumulate.

Se ci sono minusvalenze accumulate nel 2014 e se esistono i presupposti per la vendita di una azione o obbligazione, o certificate, o ETN o ETC in guadagno, si può procedere alla vendita, incassando la plusvalenza e assorbendo il carico fiscale per l’importo riferito alla minusvalenza accantonata fino all’esaurimento.
Questo va fatto entro gli ultimi giorni del 2018 (meglio qualche giorno prima, per evitare sorprese di contabilizzazione e valuta).
Se il trend dello strumento finanziario venduto è ancora favorevole, si può’ procedere con il suo riacquisto i primi giorni di Gennaio 2019.

Cosa sono i Pir o Piani Individuali di Risparmio a lungo termine

Cosa sono i Pir o Piani Individuali di Risparmio a lungo termine

La legge di Bilancio 2017 (LEGGE 11 dicembre 2016, n. 232 )  ha introdotto un nuovo strumento finanziario nel panorama del risparmio gestito: i Piani Individuali di Risparmio, detti PIR.

Cosa sono i PIR Piani individuali di Risparmio a lungo termine?

In parole povere il Piano individuale di Risparmio  viene identificato come un contenitore virtuale nel quale andranno inseriti gli investimenti.

Si potranno usare azioni, obbligazioni, quote di fondi, derivati e liquidità.

Lo scopo del Piano di Risparmio a lungo termine è quello far convivere tre necessità di base:

  1. far comprendere il potenziale di un investimento di lungo termine rispetto alle masse attualmente immobilizzate in prodotti di liquidità o di brevissimo termine.
  2. contribuire ad incanalare gli investimenti privati al fine di sostenere le piccole e medie imprese italiane con il fine di stimolare l’economia del paese
  3. poter beneficiare dell’esenzione fiscale dai redditi di capitale e redditi diversi dal sottoscrittore se sono rispettate alcune regole di permanenza nel Piano.

Quali sono queste regole:

  • sono piani individuali e quindi non possono essere cointestati
  • valgono solo per le persone fisiche residenti in Italia (e quindi non nell’ambito di attività di impresa)
  • ogni persona fisica può essere titolare di un solo piano di risparmio
  • hanno benefici fiscali se vengono detenute per almeno 5 anni
  • sono esenti da imposta di successione
  • si possono investire al massimo 30 mila euro all’anno per un massimo di 150.000 euro nel piano.
  • devono investire in strumenti che rispondano a particolari caratteristiche definite dalla normativa (che siano cioè PIR COMPLIANT)

Come si aderisce ad un PIR Piano Individuale di Risparmio a lungo termine?

Il comma 101 ci dice che il Piano di Risparmio a lungo termine si attua inserendo strumenti qualificati “attraverso l‘apertura di un rapporto di custodia o amministrazione o di gestione di portafogli o altro stabile rapporto con esercizio dell’opzione per l’applicazione del regime del risparmio amministrato di cui all’articolo 6 del decreto legislativo 21 novembre 1997, n. 461, o di un contratto di assicurazione sulla vita o di capitalizzazione, avvalendosi di intermediari abilitati o imprese di assicurazione residenti, ovvero non residenti operanti nel territorio dello Stato tramite stabile organizzazione o in regime di libera prestazione di servizi con nomina di un rappresentante fiscale in Italia scelto tra i predetti soggetti”.

In sostanza aprendo un apposito dossier titoli o una gestione di portafoglio o un contratto di assicurazione sulla vita o di capitalizzazione, mentre il comma 104, aggiunge di fatto Fondi e Sicav (“Sono considerati investimenti qualificati anche le quote o azioni di organismi di investimento collettivo del risparmio residenti nel territorio dello Stato, ai sensi dell’articolo 73 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo, che investono per almeno il 70 per cento dell’attivo in strumenti finanziari indicati al comma 102 del presente articolo nel rispetto delle condizioni di cui al comma 103. “ che, si occuperanno professionalmente  di selezionare gli strumenti finanziari qualificati all’uopo, garantendo le disposizioni impartite dalla normativa.

Quali investimenti può contenere un PIR?

Per essere considerato tale e quindi mantenere le caratteristiche necessarie per poter usufruire delle agevolazioni fiscali, il PIR, come indicato nei commi 102,103,104 deve investire  “il 70 per cento del valore complessivo in strumenti finanziari, anche non negoziati nei mercati regolamentati o nei sistemi multilaterali di negoziazione, emessi o stipulati con imprese che svolgono attivita’ diverse da quella immobiliare, residenti nel territorio dello Stato “ ..” o in Stati membri dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo con stabili organizzazioni nel territorio medesimo”.

  • Di questo 70%, almeno il 30% deve essere investito in strumenti finanziari non quotati nell’indice FTSE MIB della Borsa Italiana o in altri indici equivalenti di altri mercati (quindi il 21% del totale).

(Tali indicazioni sottolineano due aspetti: l’esclusione totale del settore immobiliare e il coinvolgimento di realtà aziendali a capitalizzazione ridotta rispetto alle società presenti nel listino italiano principale).

  • Viene posto il limite del 10% per ogni partecipazione in ogni singolo emittente e per la parte posta in depositi e conti correnti.

 

  • Non possono altresì essere utilizzati strumenti finanziari emessi o stipulati con soggetti residenti in Stati o territori diversi da quelli che consentono un adeguato scambio di informazioni

 

Risposte alle domande frequenti su PIR Piani individuali di Risparmio.

  • Cosa succede se non si rispettano le regole del PIR?

Nel caso gli strumenti utilizzati non rispettino le regole dei commi 102 103 e 104, relativi alla composizione richiesta dal piano in termini di percentuale di strumenti finanziari (il famoso 70% … in ciascun anno solare di durata del piano, per almeno i due terzi dell’anno stesso, oppure l’altro limite dell’esposizione massima del 10% per emittente, o per la liquidità, o utilizzando fondi e sicav che non siano conformi a tali regole di composizione di portafoglio, vengono a decadere i benefici fiscali.

In questo caso, anche limitatamente ai singoli strumenti finanziari, saranno addebitate le imposte dovute più interessi. Non sono previste sanzioni.

  • Cosa succede se vendo gli strumenti finanziari nel PIR prima di 5 anni?

Anche in questo caso non viene rispettata una delle regole e quindi verranno addebitate le imposte, se dovute,  con interessi.

  • Posso cambiare strumento finanziario nel PIR?

Si. All’interno del piano sono consentite vendite degli strumenti purché le somme disinvestite vengano reinvestite entro 30 giorni dal rimborso. Aggiornamento: aumentati a 90 i giorni disponibili.

Chiaramente utilizzando Fondi e Sicav, gli investimenti utilizzati dai gestori risponderanno a questa regola.

  • Cosa succede se si generano minusvalenze nel PIR?

Le minusvalenze generate all’interno del piano per vendite in perdita,  sono deducibili dalle plusvalenze realizzate nelle successive operazioni all’interno del piano e sottoposti a tassazione fino al quarto periodo di imposta successivo.

Alla chiusura del piano le minusvalenze possono essere portate in deduzione fino al  quarto periodo d’imposta successivo dalle plusvalenze realizzate dall’ intestatatario.

 

  • Se trasferisco il PIR piano individuale di risparmio in un’altra banca cosa succede?

Niente. Se avviene prima dei 5 anni, il trasferimento non influisce nel conteggio degli anni (comma 111)

 

  • Cosa succede in caso di morte dell’intestatario del  PIR piano individuale di risparmio?

Il trasferimento a causa di morte degli strumenti finanziari detenuti nel piano non e’ soggetto all’imposta sulle successioni (comma 114)

 

  • Ci sono già Fondi e Sicav che rispettano le caratteristiche richieste per i PIR Piani individuali di Risparmio?

Alcune SGR hanno già annunciato l’uscita di strumenti finanziari mirati: dalla stampa e dai siti internet emergono questi nomi: Anima, Pioneer, Kairos, Bnp Paribas, Mediolanum, Arca, Eurizon, Zenit, Ersel, Symphonia.

 

Aggiorneremo la lista a titolo informativo e come già specificato non a fini di sollecitazione.

Se vuoi avere maggiori informazioni, ti hanno proposto un PIR e vuoi saperne di più, contattami!

Cosa sono FATCA e CRS ?

FATCA e CRS ?

Ti è capitato di dover firmare “urgentemente” un modulo oppure di dover compilare un modulo online che ti chiedeva se eri cittadino americano o se avevi la residenza fiscale negli Stati Uniti? Ti hanno detto che è necessario farlo per non incorrere in altri accertamenti?

Ecco di cosa si tratta.

Cos’è il FATCA?

FATCA è l’acronimo di “Foreign Account Tax Compliance Act”. Fa riferimento ad una normativa adottata a partire da Marzo 2010 dagli Stati Uniti per fronteggiare l’evasione fiscale da parte di cittadini americani o di altri soggetti privati o società fiscalmente residenti negli Stati Uniti, in qualità quindi di contribuenti U.S.A.

Per essere considerato “residenza fiscale negli Stati Uniti”, un soggetto deve trovarsi almeno in uno di questi casi:

  • Sei veramente un cittadino Statunitense, perché’ sei nato negli Stati Uniti e risiedi negli Stati Uniti, oppure sei nato negli Stai Uniti e non vi risiedi più, oppure sei solo nato ma non vi hai mai risieduto, acquisendo la cittadinanza per nascita.
  • Sei residente stabilmente negli Stati Uniti d’America
  • Sei in possesso della Green Card, rilasciata dall’ufficio “Immigration and Naturalization Service”.
  • Hai soggiornato negli Stati Uniti per minimo 31 giorni nell’anno di riferimento e 183 giorni nell’arco di tre anni tenendo conto di tutti i giorni nell’anno di riferimento, un terzo dei giorni nell’anno precedente e un sesto nel primo anno del triennio.

In sostanza si tratta di un Questionario di autocertificazione, con alcune domande:

  • Hai la cittadinanza statunitense?  SI o NO?
  • Hai la residenza fiscale in U.S.A.? SI o NO?
  • Hai anche altre residenze fiscali all’estero?  SI o NO?

(indica eventualmente lo stato e il relativo codice fiscale o similare)

Ma se io sono italiano, perché mi riguarda? Perché devo compilarlo?

La corretta compilazione è condizione essenziale per evitare una errata classificazione della posizione fiscale e per prevenire qualsiasi disguido conseguente.

Tutto è disciplinato dalla Legge 18 giugno 2015, n. 95 che ha delineato gli adempimenti ai quali le istituzioni finanziarie italiane, compresa la tua banca, devono far fronte ai fini degli scambi automatici per le finalità fiscali di informazioni derivanti dall’accordo intergovernativo con gli USA, firmato dall’Italia il 10 gennaio 2014.

I dati dei contribuenti statunitensi, sono comunicati infatti in automatico all’Agenzia delle Entrate.

Cosa succede se non compilo il FATCA e CRS?

Trattandosi di una convenzione bilaterale, sono state poste delle regole. Sul modulo che ogni banca deve avere consegnato al proprio cliente in cartaceo o che deve essere presente comunque nell’area Trasparenza o nell’area di homebanking del cliente, si legge :

Tutti i clienti che non forniscano i dati necessari all’identificazione e la relativa documentazione non potranno procedere con l’apertura di nuovi rapporti presso la Banca. Inoltre, i clienti esistenti al 30 giugno 2014 che non forniscano le citate informazioni secondo i termini stabiliti dalla citata normativa, saranno considerati US Person ed i loro dati saranno comunicati all’Agenzia delle Entrate, come previsto dalla normativa FATCA. 

Molte banche non consentono il proseguimento dell’attività e comunque l’apertura di nuovi rapporti o la normale attività (acquisto e anche solo vendita degli strumenti finanziari posseduti).

Cos’è il CRS?

CRS è l’acronimo di Common Reporting Standard, il nuovo standard dell’OCSE che entrerà a regime nel 2017 sempre per lo scambio automatico delle informazioni finanziarie che conta attualmente circa 50 paesi aderenti, compresa l’Italia.

Fonti per approfondimenti

  • Legge 18 giugno 2015, n. 95   

https://www.oecd.org/tax/automatic-exchange/crs-implementation-and-assistance/crs-by-jurisdiction/legislation/Italy-secondary-legislation-.pdf

  • CRS

http://www.oecd.org/tax/automatic-exchange/common-reporting-standard/

  • FATCA

https://www.irs.gov/businesses/corporations/foreign-account-tax-compliance-act-fatca

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Imposta di bollo su conto corrente, conto deposito e dossier titoli nel 2013

Per venire in contro alle richieste di chiarimento che ricevo tramite email, faccio seguito al post dell’anno scorso per esaminare e illustrare quelle che sono le applicazioni della imposta di bollo sui conti correnti, sui conti deposito e sulle comunicazioni relative ai prodotti e agli strumenti finanziari.

L’Agenzia delle Entrate, con circolare 15/e del 10 maggio 2013, toglie ogni dubbio applicativo, distinguendo completamente il conto corrente, dal conto deposito.

Non vi è più nessun dubbio quindi, sono considerate cose diverse, anche se collegate in qualche modo tra loro.

In sostanza, a pagina 7 di detta circolare, si sottolinea la funzione del conto corrente (come piu’ volte sottolineato anche in questo Blog…) che non è quella dell’investimento (anche nel caso siano contemplati interessi attivi, quindi un conto corrente remunerato), bensì quella del “servizio di cassa” che la banca si obbliga ad effettuare, accreditando ed addebitando, movimenti in entrate ed in uscita dal conto.

Sulla giacenza che serve quale provvista di cassa, è prevista quindi l’applicazione dell’imposta di bollo in misura fissa di Euro 34,20, che viene addebitata per periodo di liquidazione. significa che se la banca effettua la liquidazione trimestrale, verrà addebitata l’imposta di bollo di Euro 8,55, SOLO se il saldo medio di quel periodo è superiore a 5.000 Euro.

I riferimenti normativi, li puoi trovare nel D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642 che disciplina l’applicazione dell’imposta di bollo e precisamente nell’allegato A Tariffa Parte Prima all’articolo 13, comma 2-bis.

Diverso è caso del Conto Deposito.

Rientrando tra le forme di investimento (anche tra quelle piu’ in voga, da qualche anno..) rientra nell’applicazione che troviamo nel comma 2-ter, del predetto articolo.

In questo caso, l’applicazione è per l’imposta di bollo in misura proporzionale e precisamente, per l’anno 2013, in misura dello 0,15% (o 1,5 per mille per chi preferisce).

Da sottolineare che per il 2013 non c’e’ il tetto massimo di 1200 Euro come avveniva nel 2012: in soldoni, se la somma degli investimenti detenuti presso un intermediario, supera il valore di 800.000 euro,  l’imposta verrà calcolata proporzionalmente anche sulla cifra che eccede tale limite. (800.000 * 0.15% = 1200 euro) .  Questo per le persone fisiche.

Per i soggetti diversi dalle persone fisiche, invece, è stato introdotto il limite di 4500 euro come indicato nella circolare 12/e del 3 maggio 2013 (capitolo 6. Art. 1, pagina 70)

L’imposta viene applicata sugli investimenti ad esclusione dei fondi pensione e dei fondi sanitari, per ogni esemplare, sul complessivo valore di mercato o, in mancanza, sul valore nominale o di rimborso.

Questa è la legge. Diverso è il discorso commerciale. In sostanza le banche, (che diventano sostituto di imposta), sono obbligate a pagare in funzione delle giacenze dei loro clienti, ma possono (o meglio, non è loro vietato), regalare (perché è questo che si tratta) ovvero pagare l’imposta per conto dei loro clienti, parzialmente o totalmente, o per periodi prestabiliti in funzione delle loro campagne commerciali e pubblicitarie.

Invito quindi a verificare attentamente le condizioni che si possono trovare sul sito internet della tua banca o della banca che pubblicizza il suo conto deposito.

Sono a disposizione per eventuali chiarimenti.

La tobin-tax sui derivati, slitta al 1 settembre

Doveva partire oggi 1 luglio.

Ma il “decreto-del-fare” , emanato Sabato 15 giugno, ha deciso di rimandare perché le entrate previste sono praticamente una briciola di quanto si era preventivato inizialmente…

A chi interessa e chi colpisce?

Parliamo della tassa sulle transazioni riguardanti compra-vendita di derivati su azioni italiane come: Stock Future su azioni italiane, opzioni su Azioni iso-alfa,  CFD su azioni italiane, opzioni binarie su azioni italiane, Certificates su Azioni Italiane, covered warrant su azioni italiane e derivati su indici azionari italiani  come: covered warrant su indice azionario italiano, CFD su Future FTSE Mib, CFD su Mini Future FTSE Mib,  opzione binaria su indice azionario italiano, certificato (certificates) su indice azionario italiano, Future su FTSE Mib, Mini Future su FTSE Mib, Opzione MibO su FTSE Mib.

Lo slittamento riguarda anche l’imposta sulle transazioni ad alta frequenza (high frequency trading, HFT).

E’ stata fatta slittare anche dal 16 luglio al 16 ottobre la prima rata di pagamento che gli intermediari (sostituti di imposta) devono liquidare all’erario relativamente alla Tobin-tax sulle transazioni relative a compravendita di azioni di società italiane quotate con capitalizzazione maggiore di 500 milioni di euro. Ne avevamo già parlato qui.

Quella Tobin-tax, ribattezzata TTF, è già in vigore dal 1 marzo scorso ed è regolarmente in essere.

Quella sui derivati, invece, doveva “decollare” da oggi.

Mentre sulle azioni, la tassa è in percentuale (0,12%),  (per il 2013), sui derivati invece si pagherà una tariffa fissa che varierà in funzione dello strumento e  del  valore nozionale  del contratto scambiato; inoltre deve essere corrisposta sia dall’acquirente che dal venditore e non è esentata l’operatività intraday.

Per i derivati scambiati sul mercato non regolamentato (Otc) l’onere sarà più gravoso, (alcuni intermediari parlano di circa 5 volte piu’ cara), rispetto a quella prevista per gli strumenti scambiati sui mercati regolamentati.

La tassa NON colpirà il mercato FOREX.

La tassa NON colpirà i CFD con sottostanti NON italiani (indici e azioni).

In questa tabella, gli importi in euro, che si pagheranno per trading in derivati per fascie di valore nozionale di contratto e per tipo di contratto.

[ws_table id=”2″]

Vedremo in futuro di seguire gli aggiornamenti e di tenervi informati.

Per chi vuole fare dei calcoli sull’impatto della sua operatività, segnalo questo interessante sito: www.tobin-tax.it

Ricerca: |Cos’è la Tobin Tax | Calcolo Tobin-tax |

La tassazione delle transazioni finanziarie (TTF) dal 1 Marzo 2013

Dal 1° marzo 2013, verrà introdotta l’imposta sulle transazioni finanziarie conosciuta anche come TTF, a seguito dell’approvazione della legge 24 dicembre 2012, n. 228 (il famoso Decreto Sviluppo).
In pratica cosa avviene?
Questa imposta viene applicata sulle transazioni finanziarie di Acquisto, riguardanti strumenti finanziari emessi da società con sede in Italia e con una capitalizzazione di borsa, relativa al 2012, superiore ai 500 milioni di Euro.
Come viene calcolata?
Per il 2013, a carico dell’acquirente di una azione compresa nella lista dei titoli interessati, vene calcolato lo 0,12% del valore della transazione o posizione netta (acquisti meno vendite) di FINE GIORNATA, cioè il valore del saldo netto delle transazioni regolate giornalmente relative allo stesso strumento finanziario. L’addebito sarà eseguito il giorno successivo alla data di valuta dell’operazione.
Se viene effettuata operatività intraday, non viene calcolata.
Facendo un esempio:
Un risparmiatore acquista 1000 azioni Enel al prezzo di 2,70 Euro.
L’imposta è cosi’ calcolata: Acquisto 1000 x 2,70 x 0,12% = Euro 3,24
Con un altro esempio:
Un risparmiatore acquista 1000 azioni Enel al prezzo di 2,70 euro e ne vende 500 a 2,90 Euro.
L’imposta deve essere calcolata sul controvalore effettivo del saldo fra acquisti e vendite, quindi: acquisto 1000 – vendita 500 x 2,70 x 0,12% = Euro 1,62
Un terzo esempio:
Un risparmiatore possiede 500 azioni Enel nel suo dossier titoli.
Acquista 1000 altre azioni a 2,70 Euro e poi rivende 1000 azioni a 2,90 Euro.
Il saldo rimane quindi di 500 azioni.
In questo caso non si applica la tassazione perche’ il saldo fra acquisti e vendite rispetto al giorno prima è pari a Zero.
Esclusioni:
Sono escluse dalla tassazione le operazioni su obbligazioni, ETF, ETC e le operazioni relative a trasferimenti di proprietà per donazione o successione.
Da sapere:
Dal 1 gennaio 2014, l’aliquota si abbasserà dal 0,12% al 0,10%.
Dal 1 luglio 2013,   1 settembre 2013 (proroga con Decreto del Fare di giugno 2013), anche le operazioni in strumenti derivati saranno soggette a tassazione. Seguirà quindi un aggiornamento dedicato.
 
 
Elenco dei titoli soggetti all’Imposta Transazioni finanziarie TTF, in vigore dal 1 marzo 2013 in base alla legge 24 dicembre 2012, n. 228 (c.d. decreto Sviluppo).
A2a
Acea
Amplifon
Ansaldo
Atlantia
Autogrill
Autostrada Torino Milano
Azimut
Banca Carige
Banca Generali
Mps
Banca Popolare dell’Emilia Romagna
Banca Popolare di Milano
Banca Popolare di Sondio
Banco Popolare
Beni Stabili
Brembo
Brunello Cucinelli
Buzzi Unicem
Cattolica Assicurazioni
Cir
Credito Bergamasco
Credem
Danieli & c.
Danieli & c. Risp.
De Longhi
Diasorin
Ei Towers
Enel
Enel Green Power
Eni
Erg
Exor
Exor Priv
Fiat
Fiat Industrial
Finmeccanica
Fondiaria Sai
Gemina
Generali
Hera
Ima
Impregilo
Indesit
Interpump
Intesa San Paolo
Intesa San Paolo Risparmio
Iren
Italcementi
Lottomatica
Luxottica
Mediaset
Mediobanca
Mediolanum
Milano Assicurazioni
Parmalat
Piaggio
Pirelli
Prysmian
Rcs Mediagroup
Recordati
Saipem
Salvatore Ferragamo
Saras
Sias
Snam
Sorin
Telecom Italia
Telecom Italia risparmio
Tenaris
Terna
Tod’s
Ubi banca
Unicredit
Unipol

Per quanto riguarda la tassazione delle attività finanziarie ti rimando a questo articolo

Federico ti scrivo: quesito su bolli su dossier titoli.

Quesito: doppia imposizione su deposito titoli.
Avevo rapporti con due banche con c/c e deposito titoli per limitare le spese ad agosto ne ho chiuso uno trasferendo sia i titoli che la liquidità. La prima banca mi ha addebitato i bolli su deposito fino al 30 giugno. La seconda me li addebita al 31 dicembre ritassandoli tutti non tenendo conto dei bolli già pagati e mi dicono che è giusto tutto questo perchè si paga in base a una fotografia della situazione al 31 dicembre. Spero di essere stata chiara e ringrazio della risposta che vorrete darmi

Buongiorno.
E’ stata chiarissima.
In sostanza, la signora, ha subito il pagamento di una volta “e mezzo” dell’importo dovuto.
Pur essendo molto complicata l’applicazione dell’imposta di bollo sulle comunicazioni inviate alla clientela relative a prodotti finanziari, l’Agenzia delle Entrate ci viene in aiuto con una circolare scritta proprio il 21 dicembre 2012, dopo un lungo silenzio.
In tale Circolare, la numero 48 (reperibile e scaricabile sul sito dell’Agenzia delle Entrate) ma scaricabile anche dal nostro Blog, cliccando qui sotto,
[wpdm_file id=6]
alla pagina 28 evidenzia che:

Il DM 24 maggio 2012, all’articolo 3, precisa, inoltre, che “Il periodo di riferimento per il calcolo dell’imposta dovuta è l’anno civile. Se le comunicazioni sono inviate periodicamente nel corso dell’anno ovvero in caso di estinzione o di apertura dei rapporti in corso d’anno l’imposta è rapportata al periodo rendicontato.”
In sostanza, l’imposta deve essere determinata applicando al valore dei prodotti finanziari, come risultante dalle rendicontazioni inviate dall’ente gestore, ovvero al 31 dicembre di ciascun anno in assenza di rendicontazione o alla data di cessazione del rapporto, le aliquote previste nella misura dell’1 per mille per il 2012 o dell’1,5 a decorrere del 2013.
In presenza di rendicontazioni periodiche ovvero di rapporti che iniziano o terminano nel corso dell’anno, l’imposta proporzionale così determinata deve essere rapportata ai giorni del periodo rendicontato.

Non c’e’ a mio avviso nessun rischio di incorretta interpretazione del suddetto chiarimento, in quanto ben specificato il fatto che in caso di rapporti chiusi o aperti in corso d’anno, l’imposta va applicata in modo proporzionale al periodo rendicontato.
Quindi, corretta l’applicazione della prima banca. Non corretta l’applicazione della seconda.
Questa risposta viene data in funzione del quesito postomi cosi’ come presentato all’inizio del post.