Come compensare le minusvalenze del 2014 entro fine anno.

Il 31 dicembre 2018 scade il periodo utile per poter compensare le minusvalenze accumulate nel 2014 (se ce ne sono) con nuove plusvalenze.

Cosa si intende per minusvalenza?

Per Minusvalenza si intende il risultato negativo in termine di differenza tra l’importo derivante dalla vendita di uno strumento finanziario e l’importo speso per l’acquisto dello stesso. In sostanza ho venduto “in perdita”.

Cos’è una plusvalenza?

Una plusvalenza, è il risultato positivo in termine di differenza tra l’importo riveniente dalla vendita di uno strumento finanziario e l’importo speso per l’acquisto dello stesso. In sostanza ho venduto “guadagnando”.

Su questa differenza, nel regime del risparmio amministrato (quello che generalmente viene scelto dai risparmiatori lasciando alla banca o altro intermediario l’onere di sostituto d’imposta) viene applicata una imposta a seconda della tipologia dello strumento. Lo vedremo poi in dettaglio.

Ma si possono davvero compensare?

Si, ma a seconda della tipologia dello strumento finanziario che le ha generate. 
Per arrivare alla risposta corretta, dobbiamo distinguere la tipologia di reddito che viene generata con una plusvalenza.

Dobbiamo infatti distinguere tra redditi di capitale e redditi diversi.

Le minusvalenze da redditi diversi possono essere compensate con plusvalenze sempre da redditi diversi ma non con plusvalenze di redditi da capitale.
Questa è sostanzialmente la problematica che richiede un minimo di attenzione per non incorrere in errori.

Facciamo un esempio per chiarire la maggior parte dei casi:

Se ho accumulato una minusvalenza su obbligazioni o azioni (redditi diversi), non posso compensarla con la vendita di un fondo comune d’investimento che sta guadagnando (redditi di capitale), ma solo con plusvalenze da altri redditi diversi come la vendita di obbligazioni, azioni, certificates, etc, etn (non ETF).

Al contrario, se vendo un fondo comune d’investimento (o una sicav) in perdita, accumulo una minusvalenza (redditi diversi) che posso compensare con una plusvalenza ad esempio derivata dalla vendita in guadagno di un’obbligazione o di un’azione (redditi diversi) (o un Certificates o un ETN o ETC, ma non ETF le quali plusvalenze sono equiparate a quelle di fondi e sicav).
Mentre non sono compensabili minus e plus tra fondi e sicav (a meno che non si trovino all’interno di una unit linked).

I redditi da capitale

Una cosa da ricordare è che i redditi da capitale sono sempre positivi e ne fanno parte (oltre che le differenze positive di fondi, sicav, etf, anche gli interessi su conto corrente e depositi, cedole obbligazionarie, dividendi azionari. Questi redditi vengono tassati direttamente dalla Banca che funge da sostituto d’imposta.

I redditi diversi

I redditi diversi, invece, possono essere sia positivi che negativi e comprendono i casi indicati nell’esempio. Questi, vengono tassati sull’eccedenza positiva (tenuto conto di eventuali minusvalenze precedenti) e possono essere tassati direttamente dalla banca in caso di regime fiscale amministrato, o indicate nella dichiarazione dei redditi, se si è scelto il regime dichiarativo.

Come e dove posso verificare se ho minusvalenze accantonate?

La tua banca periodicamente invia un resoconto della posizione riferita ai 4 anni pregressi.
La tua posizione fiscale puoi trovarla anche online nella sezione portafoglio del tuo home Banking.

L’esempio indicato è il più semplice. Esistono particolarità riferite ai singoli strumenti finanziari posseduti, quali ad esempio ETF (armonizzati o non armonizzati) , ETC ed ETN, Certificates (con o senza stacco cedola incondizionato). Sono esclusi in questo articolo riferimenti al regime del risparmio gestito e riferimenti alle unit linked che godono di particolari eccezioni.

Quindi cosa posso fare?

Quindi è importante verificare subito la propria posizione fiscale in merito alle minusvalenze accumulate.

Se ci sono minusvalenze accumulate nel 2014 e se esistono i presupposti per la vendita di una azione o obbligazione, o certificate, o ETN o ETC in guadagno, si può procedere alla vendita, incassando la plusvalenza e assorbendo il carico fiscale per l’importo riferito alla minusvalenza accantonata fino all’esaurimento.
Questo va fatto entro gli ultimi giorni del 2018 (meglio qualche giorno prima, per evitare sorprese di contabilizzazione e valuta).
Se il trend dello strumento finanziario venduto è ancora favorevole, si può’ procedere con il suo riacquisto i primi giorni di Gennaio 2019.

Da oggi in vigore l’ Arbitro per le Controversie Finanziarie

Da oggi entra in vigore l’ Arbitro per le Controversie Finanziarie

Se hai problemi con un intermediario finanziario relativamente a presunte violazioni di obblighi di informazione, diligenza, correttezza e trasparenza, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie (o ACF)  è lo strumento giusto per far valere e tutelare i tuoi diritti.

Possono essere sottoposte all’ACF solo controversie tra un investitore “retail” e un “intermediario”, come individuati dal Regolamento sull’ACF [art. 2, comma 1, lett. g) e h)].

Avrai la possibilità di richiedere risarcimenti fino a 500.000 euro per violazioni inerenti a prestazioni di servizi di investimento e gestione collettiva del risparmio per richieste di risarcimento.

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie non può ricevere il ricorso se prima non è stato presentato un reclamo all’intermediario  e questo non ha risposto al tuo reclamo nei 60 giorni previsti, oppure ti ha dato una risposta che ritieni non soddisfacente. Non può ricevere il ricorso anche se la stessa controversia è pendente presso un altro organismo di risoluzione extragiudiziale delle controversie.

Per investitori “retail” si intendono i risparmiatori – anche imprese, società o altri enti – che non possiedono particolari competenze, esperienze e conoscenze, invece possedute dagli investitori “professionali”.

E per intermediario i soggetti abilitati di cui all’articolo 1, comma 1, lettera r), del TUF, ovvero:

  •  le SIM, le imprese di investimento comunitarie con succursale in Italia, le imprese di investimento extracomunitarie,
  • le Sgr,
  • le società di gestione armonizzate,
  • le Sicav
  • gli intermediari finanziari iscritti nell’elenco previsto dall’articolo 107 del testo unico bancario
  • le banche italiane,
  • le banche comunitarie con succursale in Italia
  • le banche extracomunitarie,

autorizzate all’esercizio dei servizi o delle attività di investimento, anche con riguardo all’attività svolta per loro conto da parte di consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede (ovvero i “vecchi” Promotori Finanziari di cui all’articolo 31 del TUF; –

  • la società Poste Italiane – Divisione Servizi di Banco Posta – autorizzata ai sensi dell’articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica 14 marzo 2001, n. 144, anche con riguardo all’attività svolta per suo conto da parte di consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede;
  •  i consulenti finanziari autonomi e le società di consulenza finanziaria di cui, rispettivamente, agli articoli 18-bis e 18-ter del TUF; 2
  •  i gestori di portali per la raccolta di capitali per start-up innovative e PMI innovative di cui all’articolo 50-quinquies del TUF;
  •  le imprese di assicurazione limitatamente all’offerta in sottoscrizione e al collocamento di prodotti finanziari di cui all’articolo 1, comma 1, lettera w-bis), del TUF dalle stesse emessi

 

L’istituzione è avvenuta il 3 giugno, presso la Consob con delibera n. 19602 del 4 maggio 2016 poi pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 116 del 19 maggio 2016.

Con delibera n. 19783 del 23 novembre scorso, è stata determinata la data di avvio dell’operatività ad oggi, 9 gennaio 2017.

Il sistema decisorio è simile a quello fornito dall’Arbitro bancario Finanziario (ABF) istituito presso la Banca d’Italia che si occupa di controversie relative a servizi bancari e finanziari.

Gli intermediari sono obbligati ad aderire e l’accesso all’Arbitro è del tutto gratuito per l’investitore che entro 90 giorni vedrà ricevere risposta alle sue richieste.

Come funziona?

La gestione della pratica di ricorso avviene completamente online salvo che per i primi due anni nei quali è prevista anche una gestione cartacea dell’invio del ricorso.

L’Arbitro, entro i tempi previsti, sentite le ragioni dell’investitore e dell’intermediario, procede a rendere nota la sua decisione, formulando eventualmente il giusto comportamento che avrebbe dovuto tenere l’intermediario nei confronti del risparmiatore e indicando, nei casi dovuti, anche il diritto al risarcimento del danno subito.

Come per l’ABF, la decisione del collegio non è vincolante per l’investitore che può comunque ricorrere all’autorità giudiziaria.

Nel caso in cui l’intermediario non dia esecuzione alla decisione assunta, è prevista a suo carico la sanzione che prevede la pubblicazione dell’inadempimento.

 

Approfondimenti:

Questo è il sito dell’ACF:   https://www.acf.consob.it/

Questo è un utile manuale (clicca per scaricare) per il risparmiatore con gli approfondimenti necessari e soprattutto con l’indicazione dei casi poiché non tutte le controversie finanziarie possono essere valutate dall’ACF. E’ un punto sul quale fare attenzione per evitare di sprecare energie in ricorsi inutili.

Cos’e’ il bail in?

Cos’e’ il bail in ?

Il bail in è una brutta cosa direbbe un bambino. Vediamo di spiegare molto semplicemente di cosa si tratta (perché Einstein dice che se non lo sai spiegare semplicemente, vuol dire che non lo hai capito abbastanza bene).

Una volta, se una banca, per mille motivi validi o meno validi si trovava in difficoltà,  succedeva che interveniva qualcuno o qualcosa per sistemare le cose. Questi “aiuti” arrivavano dall’esterno della banca e, generalmente non interessavano direttamente i risparmiatori, salvo in casi particolari.

Dal primo gennaio 2016, è entrata ufficialmente in vigore anche in Italia la procedura del bail in che non è altro che l’ultimo passo del recepimento di una direttiva Europea, la 2014/59/UE del 15 maggio 2014,  già in vigore in alcuni paesi dal 1 gennaio 2015 (noi eravamo in ritardo e l’Europa ci ha anche sanzionato…).

La sostanza del discorso è questa: se la banca è in dissesto o a rischio dissesto, viene attuata una procedura di risoluzione che serve ad evitare la liquidazione (nella fattispecie liquidazione coatta amministrativa, quale trattamento speciale per banche ed altri intermediari finanziari,  al posto del fallimento tipico di imprese). Tra gli strumenti a disposizione, gli organi di risoluzione, che sono indipendenti, possono avviare il cosiddetto bail in come ultima spiaggia.

Ma in cosa consiste in pratica il bail in ?

Letteralmente significa salvataggio dall’interno. Ma per interno si intendono quasi esclusivamente coloro che “hanno investito” in quella banca. Non nel senso che hanno messo i loro investimenti in quella banca, ma specificatamente che hanno investito su quella banca, hanno puntato su quel cavallo (quella banca), con strumenti finanziari emessi dalla banca stessa,  reputati ad alto rischio.

E quali sono gli strumenti ad alto rischio?

Le azioni di quella banca. Si. Se hai comprato le azioni di quella banca, sei un socio di quella banca. E se sei un socio di quella banca, partecipi al rischio di quella banca, come se avessi messo su una banca tu con gli altri soci (per farla molto semplice, sia chiaro). Quindi, il bail in causa la riduzione, fino anche all’azzeramento totale del valore delle azioni, per assorbire le perdite e ricapitalizzare cosi’ la banca perche’ possa stare sul mercato con una capitalizzazione sufficiente. Non c’e’ ma che tenga.

Le obbligazioni subordinate emesse dalla banca. Si. Se hai sottoscritto delle obbligazioni della banca, sei di fatto un creditore della banca. In sostanza hai prestato dei soldi, non hai investito (come con le azioni) e in cambio ti aspetti un certo reddito (gli interessi periodici) e poi la restituzione del tuo capitale alla scadenza. Ora, se presti dei soldi a qualcuno, di solito ti assicuri di avere delle garanzie (come fanno le banche quando invece i soldi te li prestano per la casa, per la macchina, ecc.ecc.). Ad esempio ti assicuri che la persona sia in grado di restituirteli (che abbia un lavoro) oppure che qualcun altro lo possa fare al suo posto (in sostanza un garante). Bene. Le obbligazioni subordinate, non sono garantite e c’e’ scritto sul contratto. In sostanza tu presti i soldi, sapendo che se le cose non vanno bene, …. ti saluto.

E poi? Poi, se dopo aver azzerato le azioni e tutte le obbligazioni subordinate, non bastasse, la cosa diventa piu’ pesante. Ci sono anche le obbligazioni senior  non garantite. E poi?

Se detieni piu’ di 100.000 euro su conto corrente, conti deposito liberi o vincolati, e altri strumenti di deposito della banca, stai mettendo a rischio la parte che eccede i 100.000 euro, sia che tu sia un privato, sia che i soldi siano di una piccola media impresa.

Per la parte fino a 100.000 euro, invece, interviene il Fondo di garanzia dei depositi. Il limite vale per cointestatario e per banca. Significa che per calcolare il limite “di sicurezza” devi prima guardare al patrimonio che hai in quella banca e poi alle cointestazioni dei conti correnti o dei depositi. Se ad esempio il conto e’ cointestato a due persone, il limite è da considerarsi per ogni persona. Mario e Giulia hanno un conto corrente cointestato e detengono (si spera solo momentaneamente) 200.000 euro,  tutti i 200.000 sono tutelati dal Fondo di garanzia dei depositi.

(Questa garanzia è per legge. Altro discorso è come poi potrebbe avvenire l’eventuale rimborso in caso di problematiche con istituti di una certa dimensione o per crisi sistemiche….)

Siccome ora avrai l’espressione del gattino della foto, ora arriva la parte piu’ bella.

Ovvero chi non si deve preoccupare del Bail in .

Se in quella banca hai:

  • soldi sul conto corrente, su depositi vincolati, ecc,ecc,  fino a 100.000.
  • titoli sul deposito a custodia (ad esempio azioni, anche di altre banche non in dissesto, obbligazioni senior o garantite, titoli di stato, ecc.ecc.)
  • fondi comuni di investimento o sicav
  • polizze vita finanziarie (anche se emessi da quella banca e non solo distribuiti)
  • fondi pensionistici e PiP
  • cassette di sicurezza

puoi stare tranquillo relativamente alle dinamiche del bail in !

 

Se vuoi approfondire:

Banca d’Italia: https://www.bancaditalia.it/media/approfondimenti/2015/gestione-crisi-bancarie/index.html

La direttiva europea 2014/59/UE del 15 maggio 2014: http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32014L0059&from=IT

Se hai bisogno di informazioni o di un parere riguardo ai tuoi attuali e/o futuri investimenti, sono a tua disposizione.  Contattami compilando questo form!

 

Cosa sono SEPA, SDD core, SDD B2B, RID, IBAN, Bic, SWIFT?

Cosa significano SEPA , SDD , B2B

Probabilmente la tua banca ti avrà già inviato un avviso sul cellulare, oppure via mail e comunque avrai ricevuto una lettera che contiene una comunicazione relativa alla SEPA e/o alle altre sigle che hai letto sopra.

Lo so, lo so, anch’io ho storto il naso ed ho pensato che fossero altre cose difficili per non farci capire realmente di cosa si tratta.

Ma ti posso tranquillizzare.

La cosa, teoricamente, dovrebbe avere un vantaggio per tutti e quindi anche per noi clienti delle banche.

Scrivo questo articolo per semplificare un po’, visto che il “burocratese” permane ancora su tutte le comunicazioni ufficiali e questo, a scapito della chiarezza e della rapidità di comprensione.

Per semplificare di molto la cosa, ti dico subito che tutto il “cambiamento” partirà dal 1 febbraio 2014.

Questo “cambiamento” interesserà tutti i possessori di un conto corrente e tutte le persone che dovranno pagare qualcun altro tramite bonifico, che sia in Italia o in qualsiasi stato appartenente alla SEPA.

Ma cos’è la SEPA?

La SEPA è  l’Area unica dei pagamenti in euro (in inglese: Single Euro Payments Area, o SEPA) ed è una zona “fittizia” composta da 33 paesi aderenti:

    • 17 Paesi della UE che utilizzano l’Euro come loro valuta (Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania,Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi,Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna),
    • 11 Paesi della UE che utilizzano una valuta diversa dall’Euro sul territorio nazionale, ma effettuano comunque pagamenti in Euro (Bulgaria, Croazia, Danimarca, Lettonia,Lituania, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Svezia e Ungheria)
  • e altri 5 Paesi Europei esterni all’UE che effettuano pagamenti in Euro (Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Principato di Monaco e Svizzera).

Si, ma cosa cambia?

Per quanto riguarda i bonifici, verranno uniformate le procedure a livello europeo, con un adeguamento e uniformità di costi, tempi di esecuzione e modalità.

Fare un bonifico dall’Italia su un conto di un beneficiario appartenente ad uno stato della SEPA, sarà quindi semplice e immediato come farlo tra due beneficiari italiani.

Ora per eseguire un bonifico serve:

    • il codice IBAN (le coordinate bancarie internazionali che dal 1° gennaio 2008 hanno sostituito le vecchie coordinate nazionali fatte da ABI (codice a 5 cifre che identifica l’Istituto Bancario), CAB (codice a 5 cifre che identifica lo sportello) e numero di conto corrente (12 caratteri alfanumerici)
  • e, verso l’estero anche il codice BIC (meglio conosciuto come SWIFT, un codice da 8 a 11 cifre che identifica un istituto bancario a livello mondiale).

Se stai leggendo queste righe è facile che tra gennaio e febbraio 2016 tu abbia ricevuto altre comunicazioni dalla tua banca, ma l’argomento è questo:

e dal 1 febbraio 2016…

Dal 1 febbraio 2016 per il bonifico SEPA non serve piu’ inserire il BIC e anche i RID finanziari e RID ad importo fisso, cessano di esistere del tutto (avevano avuto una proroga fino al 31 gennaio 2016) e diventerano SDD.

L’IBAN è un codice alfanumerico di 27 caratteri, composto da due lettere che identificano la nazione (IT per l’italia), 2 cifre di controllo o CIN Europeo e il codice BBAN nazionale (formato dal CIN, ABI e CAB e numero di conto).

Per quanto riguarda l‘addebito diretto, quello che fino ad oggi abbiamo conosciuto come RID, cambierà in SEPA DIRECT DEBIT (SDD).

Servirà quindi per le domiciliazioni su conto corrente di quelle spese ricorrenti tipo bollette di utenze (acqua, luce, gas, ecc.ecc. ) o rate di prestiti di finanziarie.

Ma potranno essere usate anche per un addebito una tantum (in futuro, si potrà ad esempio acquistare via internet e farsi addebitare direttamente l’importo con questo tipo di servizio).

Significato di SDD (SEPA Direct Debit)

SDD significa Sepa Direct Debit ovvero, Addebito Diretto SEPA. Gli addebiti SDD, saranno di 2 tipi a seconda del tipo di debitore:

    • gli SDD Core saranno per i soggetti identificati come CONSUMATORI,
  • gli SDD B2B saranno per i soggetti AZIENDE o comunque NON CONSUMATORI.

(Consumatori e Non Consumatori, è il modo con il quale la banca identifica il tipo di cliente, utilizzando diverse modalità di gestione e rispetto della normativa e lo trovi nel contratto di apertura dei rapporti).

L’attivazione dell’addebito diretto, avverrà come succede ora per il RID, sottoscrivendo un mandato direttamente con il fornitore dei servizi che verrà autorizzato per il tramite della sua banca ad addebitare il nostro conto per l’importo dei servizi o beni acquistati.

Diventerà piu’ semplice attivare questi addebiti diretti, che potranno essere richiesti anche via internet (alcune società lo permettono già).

Quindi se hai ricevuto un addebito sul tuo conto corrente, che riporta la voce Addebito SDD, verifica tra le utenze.

Se hai una banca online, dovresti poter verificare da solo quali sono i contratti SDD che hai autorizzato (luce, acqua, gas, energia, rata del finanziamento, ecc.ecc. oppure anche addebiti una tantum che hai autorizzato.

Maggiore tutela per il consumatore.

Come  consumatore sarai maggiormente tutelato in caso di contestazioni o addebiti errati o fraudolenti, con tempistiche più agevoli:

    • se avevi autorizzato l’addebito ma la somma ti sembra errata, hai 8 settimane di tempo dalla data in cui è avvenuto l’addebito per richiedere il rimborso;
  • se invece si tratta di un’operazione che non avevi autorizzato, hai 13 mesi di tempo.

Nel primo caso il rimborso avviene entro 10 giorni lavorativi dal momento in  cui è stato riconosciuto il tuo diritto a goderne, nel secondo, accertata la mancata autorizzazione, il rimborso è immediato.

Tuttavia, per limitare i rischi di attività fraudolente è buona norma avvisare la tua banca il più  presto possibile di un addebito non autorizzato.

Avrai cosi’ la possibilità di creare liste di creditori indesiderati o limitare l’importo per uno o piu’ addebiti, per garantire maggiormente la sicurezza.

Cosa devo fare se ho ricevuto le comunicazioni?

Ecco dopo tutta la spiegazione, quello che veramente ti interessa: in pratica non devi fare assolutamente niente se non devi cambiare volutamente qualcosa.

Le aziende ti comunicheranno, che in ASSENZA di tue comunicazioni, loro passeranno direttamente da RID a SEPA SDD CORE  i tuoi addebiti diretti su conto corrente riguardante le loro utenze, dal 1 febbraio 2014. Sono obbligate a comunicartelo entro il 31 dicembre 2013.

Se vuoi modificare le autorizzazioni, invece, dovrai ricompilare e firmare nuovi moduli SEPA.

La banca ti metterà al corrente di questi cambiamenti e probabilmente lo avrà gia’ fatto.

Per quanto riguarda i bonifici, in linea di massima non cambierà l’attuale modalità, perche’ l’utilizzo dell’IBAN era già molto diffuso ed era il passaggio naturale verso la SEPA.

Per chi fa bonifici esteri, piu’ avanti potrà evitare di inserire anche il BIC.

Archivia quindi tranquillamente le lettere ricevute e rilassati. Almeno per il momento…..

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Imposta di bollo su conto corrente, conto deposito e dossier titoli nel 2013

Per venire in contro alle richieste di chiarimento che ricevo tramite email, faccio seguito al post dell’anno scorso per esaminare e illustrare quelle che sono le applicazioni della imposta di bollo sui conti correnti, sui conti deposito e sulle comunicazioni relative ai prodotti e agli strumenti finanziari.

L’Agenzia delle Entrate, con circolare 15/e del 10 maggio 2013, toglie ogni dubbio applicativo, distinguendo completamente il conto corrente, dal conto deposito.

Non vi è più nessun dubbio quindi, sono considerate cose diverse, anche se collegate in qualche modo tra loro.

In sostanza, a pagina 7 di detta circolare, si sottolinea la funzione del conto corrente (come piu’ volte sottolineato anche in questo Blog…) che non è quella dell’investimento (anche nel caso siano contemplati interessi attivi, quindi un conto corrente remunerato), bensì quella del “servizio di cassa” che la banca si obbliga ad effettuare, accreditando ed addebitando, movimenti in entrate ed in uscita dal conto.

Sulla giacenza che serve quale provvista di cassa, è prevista quindi l’applicazione dell’imposta di bollo in misura fissa di Euro 34,20, che viene addebitata per periodo di liquidazione. significa che se la banca effettua la liquidazione trimestrale, verrà addebitata l’imposta di bollo di Euro 8,55, SOLO se il saldo medio di quel periodo è superiore a 5.000 Euro.

I riferimenti normativi, li puoi trovare nel D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 642 che disciplina l’applicazione dell’imposta di bollo e precisamente nell’allegato A Tariffa Parte Prima all’articolo 13, comma 2-bis.

Diverso è caso del Conto Deposito.

Rientrando tra le forme di investimento (anche tra quelle piu’ in voga, da qualche anno..) rientra nell’applicazione che troviamo nel comma 2-ter, del predetto articolo.

In questo caso, l’applicazione è per l’imposta di bollo in misura proporzionale e precisamente, per l’anno 2013, in misura dello 0,15% (o 1,5 per mille per chi preferisce).

Da sottolineare che per il 2013 non c’e’ il tetto massimo di 1200 Euro come avveniva nel 2012: in soldoni, se la somma degli investimenti detenuti presso un intermediario, supera il valore di 800.000 euro,  l’imposta verrà calcolata proporzionalmente anche sulla cifra che eccede tale limite. (800.000 * 0.15% = 1200 euro) .  Questo per le persone fisiche.

Per i soggetti diversi dalle persone fisiche, invece, è stato introdotto il limite di 4500 euro come indicato nella circolare 12/e del 3 maggio 2013 (capitolo 6. Art. 1, pagina 70)

L’imposta viene applicata sugli investimenti ad esclusione dei fondi pensione e dei fondi sanitari, per ogni esemplare, sul complessivo valore di mercato o, in mancanza, sul valore nominale o di rimborso.

Questa è la legge. Diverso è il discorso commerciale. In sostanza le banche, (che diventano sostituto di imposta), sono obbligate a pagare in funzione delle giacenze dei loro clienti, ma possono (o meglio, non è loro vietato), regalare (perché è questo che si tratta) ovvero pagare l’imposta per conto dei loro clienti, parzialmente o totalmente, o per periodi prestabiliti in funzione delle loro campagne commerciali e pubblicitarie.

Invito quindi a verificare attentamente le condizioni che si possono trovare sul sito internet della tua banca o della banca che pubblicizza il suo conto deposito.

Sono a disposizione per eventuali chiarimenti.

Cos’è la CIV o Commissione di Istruttoria Veloce?

La CIV o Commissione di Istruttoria Veloce, è una commissione che ha ormai 1 anno di vita, in quanto è entrata in vigore il 1 luglio 2012, in seguito all’entrata in vigore della legge 214 del 22 dicembre 2011 che ha convertito il Decreto Legge n. 201 del 6 dicembre 2011.

Ne avrai sentito parlare, ma è un argomento che è meglio riprendere perché stanno nascendo un sacco di problemi e di contestazioni.

Questo è l’articolo della legge 214, che va di fatto a modificare l’art. 117-bis del Testo Unico Bancario:

legge 214

E’ bene ritornare sul fatto che la Commissione di Massimo scoperto o CMS, non esiste piu’.
In compenso… , sono state inserite 2 nuove voci:

Un Corrispettivo sull’Accordato (parliamo di aperture di credito, fidi in conto corrente) e una commissione di istruttoria veloce o CIV sullo sconfinamento, piu’, ovviamente,  gli interessi passivi sul periodo di sconfinamento (sia per conti correnti affidati, ovvero per i quali esiste un fido accordato e lo sconfinamento va oltre l’importo accordato, sia per conti correnti senza fido).

Parlando semplice, un fido è la possibilità di “andare in rosso” sul conto corrente, utilizzando, di fatto, soldi della banca che pero’ vengono “adeguatamente” pagati mediante l’applicazione di un tasso debitore che genera interessi passivi durante la durata dell’effettivo sconfinamento (per sconfinamento intendiamo la differenza tra ZERO e quanto c’e’ sul conto con il segno “-” davanti, per un determinato periodo).

Un Fido costa, e puo’ costare caro. Molti, privati ed aziende, per motivi di gestione della liquidità, preferiscono avere un fido (da mediamente 5.000, fino a importi molto elevati per aziende) che consente di provvedere ai pagamenti dei fornitori, in attesa dei pagamenti dei clienti…che possono avvenire in tempi diversi, generando cosi’ possibili ammanchi di liquidità sul conto.

Partiamo ora dall’analizzare le singole voci (che potete ritrovare nel vostro estratto conto trimestrale  di marzo, giugno, settembre, dicembre).

Corrispettivo sull’accordato:

è una commissione omnicomprensiva variabile, (calcolata in modo proporzionale, dice la legge al paragrafo 1 (sopra la parte evidenziata in giallo) che non puo’ superare lo 0,50% su base trimestrale!!! e questa la pagano tutti i possessori di fido. Esempio: avete un fido accordato di 5.000 euro? Bene, al massimo pagherete 25 euro al trimestre per il corrispettivo sull’accordato. (5.000 x 0,5%).

Avete un fido di 10.000 euro? Pagate, al massimo, 50 euro al trimestre per il corrispettivo sull’accordato.

Attenzione: si parla di somma messa a disposizione del cliente, non di somma utilizzata dal cliente.

Significa (fino a prova contraria) che se ho il fido ma non lo utilizzo, pago comunque il corrispettivo sull’accordato (anche perche’ altrimenti, si sarebbe chiamato… corrispettivo sull’utilizzato…).

Consiglio: se non lo utilizzi (il fido) e riuscite a rimanere costantemente sopra lo zero (soprattutto se sei un privato), valuta il fatto di chiuderlo e risparmiare qualche centinaio di euro all’anno. Se ti dovesse servire, lo riaprirai quando sarà necessario. Quindi ti consiglio di verificare il tuo estratto conto trimestrale per vedere se lo utilizzi e quanto puoi risparmiare.

Alcune banche usano, al posto di corrispettivo su accordato denominazioni come Commissione messa a disposizione dei fondi”,  “commissioni di disponibilità fondi”, “corrispettivo trimestrale”.

Tasso interesse debitore:

è il tasso di interesse applicato alle somme accordate, su base annua, che viene evidenziato in TAN e TAE (o TAEG) rispettivamente in Tasso Annuo Nominale e Tasso Annuo Effettivo Globale, percentualmente, che genera i cosiddetti interessi passivi (o “a debito”).

Questo tasso varia generalmente per importi entro o sopra una certa soglia, sia per importi accordati (ovvero entro il fido) che per importi oltre l’accordato (il cosiddetto extra-fido).

Questa voce, ovviamente puo’ essere contrattata con la banca e va controllato se rientra dentro le griglie di Usura.

Commissione di istruttoria veloce (CIV)  

Passiamo ora agli sconfinamenti. Con questa commissione, vengono interessati sia i conti correnti che hanno un fido accordato e viene eseguito uno sconfinamento “extra-fido” (ho un fido di 5.000 euro, e mi arriva una bolletta del gas di 500 euro e vado a -5.500 euro di saldo, dove -5000 è l’accordato e -500 euro è lo sconfinamento extra-fido), sia chi non ha un fido e va “in rosso” (ho un saldo di 500 euro sul conto e mi arriva una bolletta del gas di 800 euro (ho uno sconfinamento di 300 euro e il mio saldo sara’ di -300 euro).

Qui cosa succede? la Legge 214 delega il CICR (comitato interministeriale per il Credito ed il Risparmio, del Ministero dell’Economia e delle Finanze), al comma 4 del predetto articolo (vedi sopra) per decidere ambito di applicazione con misure, importi, esclusioni e quant’altro.

Allora, ci andiamo a prendere subito il loro decreto ministeriale n. 644 del 30 giugno 2012 (in PDF) e troviamo tutte le voci ed i chiarimenti di cui abbiamo bisogno.

All’articolo 4 troviamo che per esempio, ci sono differenze tra i Consumatori (privati) e non consumatori (aziende, altro).

Nel primo caso (consumatori, privati), è prevista un solo scaglione di importo per la commissione (sia entro che oltre 5000 euro di sconfinamento), mentre per i non consumatori (le aziende) sono previsti fino a 3 scaglioni di commissione CIV a seconda dell’importo di sconfinamento (generalmente entro 5000, da 5001 a 20000, oltre 20000).

L’importo della CIV non è fissato ma è indicato nell’articolo 4 comma 2 lettera b che le commissioni “non eccedono i costi mediamente sostenuti dall’intermediario per svolgere l’istruttoria veloce e a questa direttamente connessi, secondo quanto previsto dal comma  4”.

Saltiamo al comma 4 per vedere cosa prevede….

cicr costi art 4

In sostanza l’onere di stabilire se effettivamente i costi “vivi” dell’istruttoria veloce (verifiche, controlli su banche dati, ricerche sul cliente, ecc.ecc.)  è demandato …… all’intermediario stesso, che deciderà se applicare o meno la commissione. In caso di sconfinamenti multipli nella stessa giornata, si applica comunque una unica commissione.

E’ previsto anche il caso che i costi siano differenti da quanto detto, ma l’intermediario dovrà formalizzarli (evidenziandoli bene bene) e motivandoli “adeguatamente”.

Ora, vediamo quando non è dovuta la commissione di istruttoria veloce.

L’articolo 6, parla di rapporti con i consumatori (privati) e sottolinea che sia che tu abbia un fido e vai in extra-fido oppure che tu non abbia un fido e che ci sia uno sconfinamento, NON è dovuta la commissione di istruttoria veloce quando lo sconfinamento è UGUALE o INFERIORE a 500 euro e, contemporaneamente, lo sconfinamento non perduri OLTRE 7 giorni (aggiungo LAVORATIVI).

Queste due condizioni: 500 euro max e 7 giorni devono essere entrambe soddisfatte. In questo caso NON pagherai la CIV.

Ma attenzione: questa “grazia” la puoi avere SOLO se questo fatto si verifica al massimo 1 volta per ogni trimestre (articolo 6 comma 7).

 

cicr civ non dovuta

 

Poi non si paga la CIV quando il movimento che ha generato lo sconfinamento, è un pagamento verso l’intermediario.

Ovviamente non pagherai, se l’intermediario ha bloccato il movimento e quindi NON ha autorizzato lo sconfinamento.

Ora, analizziamo l’articolo 6 comma a lettera i.

La casistica potrebbe essere:

– sconfinamento  di 600 euro (superiore a 500 euro)  per 1 giorno (inferiore a 7): SI PAGA. anche se è la prima volta nel trimestre

– sconfinamento di 40 euro (inferiore a 500 euro) per 8 giorni consecutivi (superiore a 7): SI PAGA anche se è la prima volta nel trimestre

– sconfinamento di 450 euro per 5 giorni. Poi versamento di 900 euro in contanti. Poi, altro sconfinamento di 500 euro per 4 giorni sempre nello stesso trimestre. Si PAGA la seconda volta.

Ora un esempio di applicazione:

Questo è un estratto conto trimestrale:

 

esempio applicazione CIV

Analizziamo le voci:

movimenti

Interessi netti a credito: non ce ne sono. Quindi il conto è rimasto in zona fido (e oltre) per il trimestre intero.

Interessi a debito: 63,58 euro. Sono calcolati con i cosiddetti “numeri” ovvero il prodotto tra il saldo di giornata e il numero dei giorni che permane lo stesso saldo per valuta. Questo saldo viene moltiplicato per il tasso stabilito dalle condizioni contrattuali (in questo caso il 5,10% per la prima fascia di sconfinamento e poi il 7,10% oltre) e poi vengono divisi per 365.

CIV: 3 addebiti da 80 Euro per un totale di 240 Euro.

Corrispettivo su accordato: non è evidenziata l’Aliquota trimestrale, (ma è 0,5%) perché il fido del cliente è di 5.000. Quindi sono 25 euro per quel trimestre.

Alcuni esempi di Foglio Informativo con le condizioni evidenziate:

banca che applica la CIV

Questo (sopra)  è un conto per consumatori ed è evidenziata la commissione CIV.

banca che non applica la CIV

Questo (sopra) è sempre un conto consumatori ma la banca non applica la commissione CIV (leggi punto 4)

E’ bene sottolineare, che alcuni istituti di credito, tra i quali quello relativo alla foto qui sopra, non applicano la CIV, ma, quasi tutti sono banche on line e, generalmente non applicano la CIV perché le procedure non consentono sconfinamenti di nessun tipo e importo e quindi non sono autorizzati addebiti senza disponibilità.

 

civ conto non consumatori

Questo (sopra) è un conto NON CONSUMATORI. Notare i tre scaglioni della CIV.

Spero di essere stato chiaro e abbastanza esaustivo chiarendo qualche dubbio che tramite email mi era stato rivolto in piu’ occasioni.

Bisogna comunque analizzare caso per caso, con documenti alla mano (estratto conto con prospetto di liquidazione, Foglio Informativo delle condizioni di conto corrente che è reperibile sul sito di ogni Banca, alla voce TRASPARENZA che generalmente è nella homepage, nella parte bassa, detta footer) facendo riferimento alla legge e alla normativa aggiornata.

Solo a quel punto, in caso di discordanza, si puo’ chiedere inizialmente un parere ad un esperto e poi eventualmente passare alla fase di reclamo con tutto l’iter  che ogni banca consiglia nel suo sito internet e che abbiamo trattato, ad esempio nel caso della mancata erogazione delle banconote in un prelievo bancomat con addebito sul conto corrente

Se ti è piaciuto questo articolo o ti è servito, ti prego di farmelo sapere commentando qui sotto, oppure condividendolo su Facebook o Google o Twitter cosi’ da aiutarmi a divulgare conoscenza finanziaria con linguaggio semplice, in questo mondo che sembra fatto per rendere le cose facili sempre piu’ difficili. Grazie.

Federico Ferro.

 

La tobin-tax sui derivati, slitta al 1 settembre

Doveva partire oggi 1 luglio.

Ma il “decreto-del-fare” , emanato Sabato 15 giugno, ha deciso di rimandare perché le entrate previste sono praticamente una briciola di quanto si era preventivato inizialmente…

A chi interessa e chi colpisce?

Parliamo della tassa sulle transazioni riguardanti compra-vendita di derivati su azioni italiane come: Stock Future su azioni italiane, opzioni su Azioni iso-alfa,  CFD su azioni italiane, opzioni binarie su azioni italiane, Certificates su Azioni Italiane, covered warrant su azioni italiane e derivati su indici azionari italiani  come: covered warrant su indice azionario italiano, CFD su Future FTSE Mib, CFD su Mini Future FTSE Mib,  opzione binaria su indice azionario italiano, certificato (certificates) su indice azionario italiano, Future su FTSE Mib, Mini Future su FTSE Mib, Opzione MibO su FTSE Mib.

Lo slittamento riguarda anche l’imposta sulle transazioni ad alta frequenza (high frequency trading, HFT).

E’ stata fatta slittare anche dal 16 luglio al 16 ottobre la prima rata di pagamento che gli intermediari (sostituti di imposta) devono liquidare all’erario relativamente alla Tobin-tax sulle transazioni relative a compravendita di azioni di società italiane quotate con capitalizzazione maggiore di 500 milioni di euro. Ne avevamo già parlato qui.

Quella Tobin-tax, ribattezzata TTF, è già in vigore dal 1 marzo scorso ed è regolarmente in essere.

Quella sui derivati, invece, doveva “decollare” da oggi.

Mentre sulle azioni, la tassa è in percentuale (0,12%),  (per il 2013), sui derivati invece si pagherà una tariffa fissa che varierà in funzione dello strumento e  del  valore nozionale  del contratto scambiato; inoltre deve essere corrisposta sia dall’acquirente che dal venditore e non è esentata l’operatività intraday.

Per i derivati scambiati sul mercato non regolamentato (Otc) l’onere sarà più gravoso, (alcuni intermediari parlano di circa 5 volte piu’ cara), rispetto a quella prevista per gli strumenti scambiati sui mercati regolamentati.

La tassa NON colpirà il mercato FOREX.

La tassa NON colpirà i CFD con sottostanti NON italiani (indici e azioni).

In questa tabella, gli importi in euro, che si pagheranno per trading in derivati per fascie di valore nozionale di contratto e per tipo di contratto.

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Vedremo in futuro di seguire gli aggiornamenti e di tenervi informati.

Per chi vuole fare dei calcoli sull’impatto della sua operatività, segnalo questo interessante sito: www.tobin-tax.it

Ricerca: |Cos’è la Tobin Tax | Calcolo Tobin-tax |

Famiglie in difficoltà? Dal 27 aprile domande per la sospensione delle rate del mutuo.

Con il Fondo di Solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa le famiglie che rispondono ai requisiti, possono richiedere la sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa fino a 18 mesi.

Il Fondo di solidarietà per i mutui per l’acquisto della prima casa era stato istituito, presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con la Legge n. 244 del 24/12/2007 che all’art. 2, commi 475 e ss. e prevede la possibilità per i titolari di un mutuo contratto per l’acquisto della prima casa, di beneficiare della sospensione del pagamento delle rate al verificarsi di situazioni di temporanea difficoltà, destinate ad incidere negativamente sul reddito complessivo del nucleo familiare.

Modificato:
Con la legge n. 92 del 28/06/2012, entrata in vigore in data 18/07/2012 e recante “disposizioni in materia di riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita”, si è modificata in modo sostanziale la preesistente normativa incidendo sui requisiti previsti per l’accesso al Fondo e consentendo nello specifico l’ammissione al beneficio nei soli casi di:

1)cessazione del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato;
2)cessazione del rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato;
3)cessazione dei rapporti di lavoro parasubordinato, o di rappresentanza commerciale o di agenzia (art. 409 n. 3 del c.p.c.);
5)morte o riconoscimento di grave handicap ovvero di invalidità civile non inferiore all’80%.

Con D.M. n. 37 del 22/02/2013 il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha emanato il Regolamento recante modifiche al decreto del 21 giugno 2010 n.132.
Dal 27 aprile 2013, data di entrata in vigore del nuovo Regolamento, sarà possibile inoltrare a Consap, per il tramite delle banche, le istanze di sospensione dei mutui per l’acquisto della prima casa, secondo la nuova disciplina prevista dalla Legge n. 92 del 28/06/2012.

Chi può fare domanda?
Può presentare domanda il proprietario di un immobile adibito ad abitazione principale, titolare di un mutuo contratto per l’acquisto dello stesso immobile non superiore a 250.000 euro e in possesso di indicatore ISEE non superiore a 30.000 euro.

Il mutuo deve inoltre essere in ammortamento da almeno 1 anno al momento della presentazione della domanda e, in caso di ritardo nel pagamento delle relative rate, il ritardo non deve essere superiore a 90 giorni consecutivi.

In caso di mutuo cointestato è sufficiente che le condizioni di cui sopra (proprietà dell’immobile, titolarità del mutuo e ISEE non superiore a 30.000 euro), indicate al punto A del modulo di domanda, sussistano nei confronti anche di uno soltanto dei mutuatari.

In tal caso, la sospensione del mutuo verrà comunque accordata per l’intera rata ma gli altri cointestatari dovranno fornire il proprio assenso alla sospensione del mutuo sottoscrivendo il riquadro 3 del modulo di domanda.

In caso di morte del mutuatario, la domanda può essere presentata dal cointestatario del mutuo o dall’erede subentrato nell’intestazione del mutuo che risulti in possesso di tutti i 3 requisiti di cui al punto A del modulo di domanda. (L’erede che presenti la domanda dovrà avere accettato l’eredità e trasferito nell’immobile oggetto del mutuo la sua residenza e dovrà presentare la dichiarazione ISEE relativa alla propria situazione economica).

Quali sono le situazioni per le quali è possibile ricorrere al fondo?
Nei casi di perdita del rapporto di lavoro subordinato – sia a tempo determinato che a tempo indeterminato – (ad eccezione delle ipotesi di risoluzione consensuale, di risoluzione per limiti di età con diritto a pensione di vecchiaia o di anzianità, di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo, di dimissioni del lavoratore non per giusta causa) con attualità dello stato di disoccupazione.

Nei casi di perdita dei rapporti di lavoro parasubordinato (di cui all’articolo 409, numero 3 del codice di procedura civile), da parte dell’intestatario o di uno dei cointestatari del contratto di mutuo con attualità dello stato di disoccupazione.

In caso di insorgenza di condizioni di non autosufficienza ovvero handicap grave dell’intestatario o di uno dei cointestatari del contratto di mutuo.

Nb: le situazioni di cui sopra devono essersi verificate successivamente alla stipula del contratto di mutuo e nei tre anni antecedenti la richiesta di accesso al beneficio.

Come si fa richiesta?
Dal 27 Aprile 2013 cliccando qui sarà possibile scaricare la domanda

La domanda deve essere presentata alla banca presso la quale è in corso di ammortamento il mutuo, unitamente a:

-Documento di Identità,

-Attestazione di Indicatore di situazione economica equivalente (ISEE) rilasciata da un soggetto abilitato (clicca qui per visualizzare l’elenco dei Caf nazionali sul sito dell’Agenzia delle Entrate)

Inoltre:

1) In caso di rapporto a tempo indeterminato, lettera di licenziamento ovvero documentazione attestante le dimissioni da lavoro per giusta causa (si veda punto 3)

In caso di rapporto a tempo determinato, copia del contratto nonché eventuali comunicazioni interruttive del rapporto (nel caso di dimissioni per giusta causa si veda il punto 3)

2)In caso di cessazione del rapporto di lavoro di cui all’art. 409 numero 3 del c.p.c., con attualità dello stato di disoccupazione:

copia del contratto nonché eventuali comunicazioni interruttive del rapporto (in caso di recesso per giusta causa si veda il punto 3)

3)In tutti i casi di dimissioni per giusta causa:
sentenza giudiziale o atto transattivo bilaterale, da cui si evinca l’accertamento della sussistenza della giusta causa che ha comportato le dimissioni del lavoratore;
lettera di dimissioni per giusta causa con il riconoscimento espresso da parte del datore di lavoro della giusta causa che ha comportato le dimissioni del lavoratore ovvero lettera di dimissioni unitamente all’atto introduttivo del giudizio per il riconoscimento della giusta causa.

f) In caso di insorgenza di condizioni di non autosufficienza o handicap grave dell’intestatario o di uno dei cointestatari del contratto dei mutuo:
certificato rilasciato dall’apposita commissione istituita presso l’ASL competente per territorio che qualifichi il mutuatario quale portatore di handicap grave (art. 3, comma 3, legge 104/1992) ovvero invalido civile (da 80% a 100%)

La banca, una volta acquisita la documentazione prevista e verificatane la completezza e la regolarità formale, inoltra telematicamente la domanda a Consap ai sensi del D.L. del Ministero dell’Economia e delle Finanze n. 132 del 21/06/2010;

Una volta effettuata la registrazione della domanda e acquisito il numero identificativo della nuova pratica, la banca dovrà inviare – entro i successivi 10 giorni lavorativi – tutta la documentazione obbligatoria in funzione dell’evento causa per il quale si richiede la sospensione;

Acquisita la documentazione, il Consap, quale gestore del Fondo, s’impegna entro 15 giorni lavorativi a dare esito dell’istruttoria: la decisione viene comunicata alla Banca e l’eventuale rigetto viene specificamente motivato. La banca è tenuta a comunicare pedissequamente al mutuatario la motivazione del rigetto.

Bancomat: addebito sul conto senza prelievo di soldi.

Ultimamente inizia ad accadere con maggior frequenza.
Fa parte delle esperienze che ho raccolto nella mia carriera lavorativa e che voglio condividere sperando di essere utile in qualche modo a risolvere i problemi di questo tipo.
Vi racconto quanto è successo:

Il sig. X, si reca un Sabato verso mezzogiorno, presso lo sportello ATM di una nota Banca nella filiale di un paese di provincia.
Inserisce la carta, digita il codice, l’importo scelto per il prelievo.

A quel punto appare per un secondo una videata che subito scompare e la carta viene espulsa.
Il Sig. X, non capisce e pensa di aver inserito il codice sbagliato.

Ripete l’operazione: inserisce la carta, digita il codice segreto e l’importo scelto.
Questa volta appare una videata con un messaggio di “mancata disponibilità” e la carta viene restituita nuovamente.

Il Sig. X, pensa ad un problema tecnico della banca e decide di rinunciare all’operazione.
Il lunedi successivo, visualizza i suoi movimenti di conto corrente e scopre l’addebito dell’operazione bancomat del sabato precedente, per l’importo da lui richiesto ma non effettivamente ritirato.
Si reca presso la filiale e comunica il fatto al direttore di filiale.

Questi prende atto della dichiarazione e si riserva di dare una risposta previo controllo del tabulato del bancomat che registra tutte le operazioni ed eventuali anomalie.
Nel frattempo comunica alla sua banca l’accaduto. Attende circa 7 giorni senza alcuna risposta. Quindi invia una lettera all’Ufficio Reclami della sua Banca e rimane in attesa di una risposta.

La risposta arriva dopo oltre 30 giorni. La banca comunica che non risulta nessuna anomalia e che quindi non puo’ provvedere al rimborso dell’importo.

A questo punto, si rivolge a me per un consiglio.

Gli consiglio di procedere tramite l’Arbitro Bancario Finanziario.  (Lo conoscevi?)

Viene inviato il modulo (vedi procedura) per il ricorso e dopo 5 mesi, l’ABF, lo accoglie, dandogli ragione e obbligando l’istituto alla restituzione della somma.

E se trovate qualche direttore di banca che vi dice che è tutta una vostra fantasia, ditegli di leggere di più, in quanto a Vicenza, nell’estate del 2012, è stato arrestato un furbetto che aveva ideato un sistema semplicissimo.

Metteva una graffetta o una forcina nella fessura del cassetto di esplusione banconote. Poi aspettava che qualcuno prelevasse i soldi nascondendosi nei paraggi. Appena il malcapitato provava, i suoi soldi rimanevano bloccati all’interno chiudendo però regolarmente l’operazione per il sistema che regolava l’addebito sul suo conto). Il “ladro” poi, inseriva la sua tessera, toglieva la graffetta e insieme ai “suoi” soldi, riceveva anche quelli del precedente cliente. (1)

Diversa è la questione della clonazione della carta bancomat (o anche della carta di credito), che prevede, da parte dei “ladri”, l’utilizzo di apparecchiature molto sofisticate per la cattura delle informazioni della carta (skimmer) e del codice pin segreto (micro telecamere e/o tastiere sovrapposte) (2)

(1) Graffetta nel bancomat, via gli euro (Il giornale di Vicenza) 18/08/2012 Articolo di Alessandro Mognon

(2) Video con spiegazione interessante e consigli anti clonazione

Intanto… ridiamoci un po’ su…..