Tra una pizza e una risata, una serata tra amici, parlando del futuro…

pizza

Due settimane fa, dopo un pomeriggio passato ad un incontro formativo, in 4 coppie di amici, siamo andati in una pizzeria del nostro paesello.
Hanno appena rinnovato la gestione ed il pizzaiolo è uno di quelli famosi e conosciuti per via di numerosi premi anche a livello italiano ed internazionale.
(Non dico il nome, ma se volete sapere il nome del locale basta chiederlo).

Tornando a noi. 4 coppie di amici quarantenni poco piu’ e poco meno, con figli piccoli.
Si parla, col l’attenzione rivolta principalmente ai piccoli, ai loro bisogni, ai loro comportamenti e al loro futuro.

Ci guardiamo in faccia e iniziamo ad analizzare i nostri primi quarantanni.
Tra di noi, laureati, diplomati, imprenditori, impiegati, liberi professionisti. Tutti ricordiamo i nostri sogni degli anni 80, le nostre aspirazioni, i nostri modelli di riferimento.
Chi ha raggiunto il suo obiettivo, chi è ancora “per strada”, chi ha cambiato idea, chi si è adattato.

Poi la discussione si sposta sulla casa di proprietà. Qui la cosa si complica, perche’ alcuni hanno venduto (sono riusciti a venderla) e sono passati in affitto prima della crisi (bella mossa) seguendo le giuste indicazioni di qualcun altro, chiudendo mutui e altri debiti.

Altri si sono fatti case piu’ impegnative, privilegiando l’idea della sistemazione definitiva. Si parla del mutuo, della rata, del tasso variabile e del tasso fisso e quale tasso sarebbe stato opportuno scegliere 10 anni fa…
Altri, non convinti e non ancora decisi, stanno valutando il da farsi ben consapevoli del triste periodo immobiliare (che per molti e’ solo all’inizio, mentre stranamente per gli addetti ai lavori è sempre quasi giunto al termine….).

Si parla della convenienza oggi di pagare un mutuo o un affitto, nel senso di essere proprietari o meno della casa nella quale si vive, e nella convenienza a sobbarcarsi poi tutte le spese di mantenimento associate e relative.
Qui le idee divergono, anche a fronte delle diverse esperienze famigliari di provenienza.

Ma tutti avvertono uno sensazione di impotenza. Si percepisce un certo che di strano. Quasi si attende che qualcosa di drastico debba accadere per “livellare” tutto e per ripartire di nuovo.

I bambini, i nostri figli, come dicevo prima, sono al centro dell’attenzione.
Si parla del loro futuro, dei prossimi 20 anni.

Qualcuno azzarda se non sia meglio trasferirsi in paesi emergenti dove avrebbero l’opportunità di vedere probabilmente uno sviluppo per i prossimi 20 anni, piuttosto che restare in un paese dove tutti predicono un prossimo ventennio di passione.

Se penso ai miei clienti, molti dei figli di questi, sono già all’estero. Hanno iniziato studiando all’estero ed ora vi si sono trasferiti definitivamente ed hanno “messo su” famiglia.
E, mi confermano i genitori, non hanno nessuna intenzione di tornare in Italia per viverci. “L’italia è un bellissimo paese dove venire a trascorrere le vacanze. E basta…”.

Ci penso e provo a trovare qualcosa per contraddire questa affermazione. Faccio molta fatica, lo devo ammettere.

Aziende che chiudono, persone che perdono il lavoro, qualche gesto estremo. Una brutta aria.

Ma quando cambierà quest’aria? Ma soprattutto cambierà?

Harry S. Dent, nel suo libro La grande depressione del XXI secolo  afferma che” l’Onda dei Consumi dell’Italia è uno degli esempi più chiari dell’imminente disastro economico. Dopo aver raggiunto l’apice un po’ più tardi degli altri stati, verso il 2015, l’economia dovrebbe attraversare un inverno economico con una tendenza molto marcata al ribasso per numerosi decenni, con un successivo, accentuato calo demografico. Di fatto l’Italia sta registrando una performance inferiore a quella di molte altre nazioni europee nelle ultime battute di questo boom.

Gli italiani hanno davanti a loro una scelta difficile: morire di una morte lenta, oppure iniziare ad attirare attivamente gli immigrati dai loro più giovani vicini del Medio Oriente e del Nord Africa. Naturalmente c’è molta resistenza nei confronti della seconda opzione, dal momento che queste popolazioni ampiamente musulmane non si sono assimiliate adeguatamente nelle culture europee”.

Continua Dent “Non emergono elementi che lascino presumere importanti innovazioni da parte di questo Paese, in quanto la sua Onda di Innovazione è in caduta libera dal 1985.”

onda consumi italia

(grafico tratto dal libro. Dati Nazione Unite)

Poi ironizza: “Qui si vive davvero molto bene. E, dunque, perché cambiare?”

Il punto è che, invece di cambiare, la “dolce vita” potrebbe semplicemente scomparire”. Finisce cosi’, direi tristemente, la parte relativa al nostro paese.

Ho acquistato e letto tutto d’un fiato La grande depressione del XXI secolo, nel 2009! Quattro anni fa.  Non sono generalmente così pessimista, ma quello che dice nel suo libro non fa una piega.

Il fatto però che nel 1992 fu uno dei pochi a scrivere sul boom degli anni Novanta (1) (2), sinceramente fa di lui uno degli autori ai quali rivolgo un certo grado di attenzione. Condivido che la demografia sia uno dei fattori trainanti dell’economia (forse abbastanza trascurato da qualcuno). A questa, vanno aggiunte le nuove tecnologie radicali che danno impulso all’economia. Quando mancano entrambe le cose, la cosa si fa dura….

In questo blog cerchiamo di trovare le soluzioni per convivere con la crisi e trovare le giuste strade per evitarla.

Se poi, anche tu sei stato qualche volta colpito da un … desiderio di andartene da questa Italia, puoi seguire le notizie di “Addio Italia

(1) The Roaring 2000’S: Building the Wealth and Lifestyle You Desire in the Greatest Boom in History

(2) The Next Great Bubble Boom: How to Profit from the Greatest Boom in History: 2

 

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Hai fatto un mutuo a tasso variabile nel 2002? La tua rata non si abbassa? Leggi potrebbe interessarti.


Marco mi racconta:

“Nel settembre 2002, ho stipulato un mutuo ipotecario “xxxxx” con la Cxxxx di Risxxxxxxx di Pxxxx e Rxxxxx (ora Cxxxxxxx gruppo Ixxxxxx).

Avevo scelto il tasso variabile (ed è stata una scelta fino ad oggi azzeccata…) e le condizioni erano: Durata 20 anni, tasso variabile, indicizzazione alla media trimestrale antecedente al periodo di osservazione dell’euribor a 3 mesi (*), più lo spread dell’1,20%. Per i primi 12 mesi, invece, il mutuo era a tasso fisso al 3%. Con un importo di 77.000 euro, la rata era intorno ai 420 Euro. (Lo spread e l’IRS, se avessi scelto il tasso fisso, portavano il tasso al 5,40% con una rata molto piu’ alta, a 566 euro).

Per fortuna non ho scelto il tasso fisso all’epoca, perche’ avrei speso un sacco di interessi in piu’. La rata non ha mai raggiunto la quota della rata a tasso fisso, neanche con il rialzo improvviso del 2008 che poi mi ha consentito di avere la restituzione degli importi risultanti dal tasso finito superiore al 4% con il decreto Tremonti.
In sostanza, fino ad oggi, una scelta che ritengo positiva.
Sono una persona che usa molto i fogli di calcolo e inserisco quasi tutto quello che faccio per avere tutto sotto controllo. Feci la stessa cosa con il mutuo ed ero abituato ad inserire data, rata, capitale residuo, tasso, ecc.ecc. anche per controllare….
Controllando quindi il capitolato del mutuo, direttamente dall’atto notarile di stipula del mutuo, confrontando i dati con dei siti che fornivano direttamente le medie dei valori, notavo qualcosa di strano.
Nel periodo nel quale i tassi sono andati ai minimi, vedevo la rata mensile rimanere uguale oltre le solite 3 rate (normalmente ogni 3 mesi cambiava la rata in funzione dell’aumento o diminuzione della media aritmetica dei valori dell’euribor a 3 mesi dei tre mesi precedenti, secondo un calendario particolare, insomma un calcolo abbastanza complesso).
Verificavo quindi che pareva esserci un “Floor” ovvero un pavimento, un tasso minimo, sotto del quale, il tasso finito (parametro riferimento+spread), la rata non andava.
Nel mio capitolato, pero’, non era indicato o specificato nessun tasso minimo.

Come controprova, un mio amico, aveva stipulato 2 mesi dopo di me, lo stesso mutuo, presso la stessa banca (non nella stessa filiale). Verificavamo insieme che nel suo capitolato e nell’atto di mutuo del notaio, compariva una dicitura del tipo “e comunque il tasso finito non potrà essere inferiore al 3%”. In sostanza, avevano inserito un floor che bloccava il tasso ad un minimo anche se i tassi fossero discesi molto (come poi successe).
Per farla breve: ho raccolto tutti i dati, ho digitalizzato i documenti del notaio e della banca e li ho inviati via mail alla direttrice della filiale di competenza (che ovviamente…. non era piu’ la stessa, ma la quarta persona che prendeva il suo posto…).
Ho telefonato per avvisare che (lo avevo scritto anche nella email) se non avessi ricevuto nessuna risposta entro un tempo ragionevole di 30 giorni, mi sarei rivolto all’ufficio Reclami e successivamente all’arbitro finanziario.
Il direttore, ricevuta la email, mi ricontattava dicendomi che avrebbe provveduto ad inviare all’ufficio competente per le opportune verifiche.
Trascorsi circa 30 giorni, ricevetti la telefonata del direttore che mi avvisava che effettivamente c’era stato un errore e che la mia richiesta era fondata e conseguentemente sarei stato risarcito degli interessi passivi addebitati erronemente.
La rata dei due mesi successivi, era praticamente dimezzata, in quanto contenevano il rimborso e l’aggiornamento del tasso applicato, che era in linea con i tassi vigenti e sotto quel floor applicato fino a poco prima”.
Un episodio che si e’ concluso fortunatamente bene.
Se pensate di avere lo stesso problema, dovete effettuare alcune verifiche:
– Sulle quietanze mensili di mutuo che vi arrivano a casa
(se pagate da piu’ di 3 mesi la stessa rata, raddrizzate le orecchie).
– Sul capitolato di mutuo della banca.
– Siccome a volte puo’ risultare incomprensibile, l’atto di mutuo redatto dal notaio puo’ risultare piu’ chiaro. In sostanza se da qualche parte c’e’ scritto qualcosa come .. “il tasso non puo’ essere inferiore a ..” allora avete la clausola FLOOR e non c’e’ niente da fare, mentre se non c’e’ scritto, potete iniziare la procedura che ha fatto Marco.
Se avete bisogno di aiuto per una verifica, sono qua.
 
 
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Cosa sono Cap e Floor nei mutui a tasso variabile?

Cos’è il CAP?
I mutui a tasso variabile con CAP sono particolari tipi di mutuo che consentono di bloccare il tasso ad un certo livello, se il parametro di riferimento (es. euribor) dovesse alzarsi.
Generalmente comprendono una copertura assicurativa implicita nel contratto.
Ipotizziamo un contratto stipulato con euribor a 3 mesi al 1% e spread applicato del 2%. Il tasso finito (non di questi tempi) è pari al 3%. Ipotizziamo che il contratto preveda un CAP al 6%
Se il parametro di indicizzazione (euribor a 3 mesi in questo caso), dovesse alzarsi di 4 punti, per una ripida risalita dei tassi (esempio 2008), il tasso finito finirebbe per arrivare al 7%.
Se avessimo sottoscritto un contratto con CAP, il nostro tasso finito si fermerebbe al 6% con la rata che rimarrebbe uguale per tutti i mesi che il parametro di riferimento si muovesse sopra quel limite. (4%)
 
Cos’è il FLOOR?
Al contrario, i mutui con FLOOR, sono mutui che prevedono che il tasso finito, non possa scendere piu’ di un certo livello, questo in casi di ribasso dei tassi.
Potrebbe avere un costo inferiore (in termini di spread) proprio per il rischio che il cliente possa NON beneficiare dell’eventuale ribasso dei tassi.
Funziona cosi’: Ho stipulato un mutuo a tasso variabile con Floor al 3%, quando l’euribor a 3 mesi che si trova al 3% e spread 1,20% con un tasso finito quindi, pari al 4,20%.
Siamo in fase di repentino ribasso dei tassi e l’euribor precipita in poco tempo sotto all’1%. Il mio tasso finale sarebbe del 2,20% (1+1,20), ma avendo stipulato un tasso variabile con FLOOR, il mio tasso si ferma al 3% come da contratto. La rata si è abbassata dalla data della stipula, ma il contratto, di fatto, mi vincola facendomi pagare piu’ interessi rispetto al mercato.
Esistono combinazioni varie che permettono anche di avere le due strategie nello stesso momento, vincolando di fatto la rata tra un massimo e un minimo, pur non avendo la sicurezza dell’importo fisso che offre il TASSO FISSO.