11 Novembre 2016 Alibaba mostrerà ancora una volta il futuro. Chissà se questa volta capiremo…

Il  Single’s Day, ricorrenza cinese nata nei dormitori dell’Università di Nanjing nel 1990, si è successivamente trasformata in una festa dai contenuti commerciali con il suo apice nel 2011 quando i numeri 1 nella data erano ben 6 (inizialmente i quattro 1 formavano graficamente un gruppo di singles).  Nel 2013, Daniel Zhang, CEO di Alibaba, la trasformò in una giornata speciale per gli acquisti online con dei risultati che oggi lasciano a bocca aperta.

Solo in un giorno, nel 2013, Alibaba tramite i suoi siti TMALL e TAOBAO, fatturarono qualcosa come 5,8 miliardi di dollari.  (nel 2012 TAOBAO fatturo’ nello stesso giorno 3 miliardi di dollari).

Nel 2014 la cosa si fece piu’ grande ed il fatturato passo’ a 9,3 miliardi di dollari che diventarono 14,3 miliardi di dollari l’11 novembre 2015, sempre in un solo giorno, circa 2758 dollari al secondo.

Sono numeri spaventosi che hanno spazzato via i record che gli americani erano abituati a vedere con i loro Black Friday e Cyber Monday (messi insieme) del quale avevo parlato qui.

Alberto Forchielli, sostiene che ci spazzoleranno via, poiché ogni anno sono più di 7 milioni i cinesi che si laureano e che si presentano nel mercato del lavoro mondiale.

Ha scritto anche Trova lavoro Subito, che ho letto con grande attenzione, soprattutto perché ho 2 figli piccoli e sono sicuro che parecchio di quanto dice Forchielli corrisponde a verità.

Ma oggi voglio mettere l’accento su un altro aspetto relativo al futuro, all’e-commerce, alla VR o realtà virtuale se si preferisce, a chi si ostina in Italia ad aprire negozi fisici pagando affitti ed investendo somme su arredamento dei locali che difficilmente recupererà (vedi dati di mortalità aziendali pubblicati da CGIA di Mestre), insomma a cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro e soprattutto se dobbiamo darci una mossa o fare come quelli che sfilano in piazza per protestare sempre dando colpa a qualcun altro.

Mentre c’e’ chi si lamenta, c’e’ chi inventa qualcosa. Mentre c’e’ chi si lamenta, c’e’ chi riprova 100 volte. Mentre c’e’ chi continua a dire che non ha tempo, c’e’ chi studia online tutto quello che gli serve perché se deve aspettare la scuola……hai voglia…. e c’è chi va all’estero perché si sente cittadino del mondo, senza vincoli di confini e di finti e dico finti inutili e bigottissimi patriottismi, sbandierati da chi ha tutto (magari senza meriti) e che cerca di convincere chi ha poco (ma con grandi capacità e voglia di fare) che è cosi la vita e che bisogna accontentarsi.

Purtroppo questo stato ha creato un sistema, dalla scuola al lavoro che tende a trascinare verso la mediocrità chi invece ha voglia di emergere, per appiattire tutto in modo da controllare con più facilità tutti e tutto. Ma per fortuna non può’ ancora frenare la voglia di chi invece intravvede in altri paesi la volontà dello stato di farsi alleato di chi vuole farcela e creare qualcosa.

Il messaggio ai giovani è chiaro e vorrei che lo capiste guardando il video sottostante, sottotitolato in inglese (si capisce) ma che entraste nell’ottica di quello che succederà in futuro.

E’ li’ che dovete investire se state cercando un nuovo lavoro, magari creandolo e non cercandolo, magari inventando qualcosa facendo squadra con altri perché da soli non si va da nessuna parte.

Forza e coraggio.

E come sempre, non fermatevi al mio pensiero e a commentare che siete o meno d’accordo. Cercate, cercate, cercate.

Fonte: http://www.alizila.com

Tra una pizza e una risata, una serata tra amici, parlando del futuro…

pizza

Due settimane fa, dopo un pomeriggio passato ad un incontro formativo, in 4 coppie di amici, siamo andati in una pizzeria del nostro paesello.
Hanno appena rinnovato la gestione ed il pizzaiolo è uno di quelli famosi e conosciuti per via di numerosi premi anche a livello italiano ed internazionale.
(Non dico il nome, ma se volete sapere il nome del locale basta chiederlo).

Tornando a noi. 4 coppie di amici quarantenni poco piu’ e poco meno, con figli piccoli.
Si parla, col l’attenzione rivolta principalmente ai piccoli, ai loro bisogni, ai loro comportamenti e al loro futuro.

Ci guardiamo in faccia e iniziamo ad analizzare i nostri primi quarantanni.
Tra di noi, laureati, diplomati, imprenditori, impiegati, liberi professionisti. Tutti ricordiamo i nostri sogni degli anni 80, le nostre aspirazioni, i nostri modelli di riferimento.
Chi ha raggiunto il suo obiettivo, chi è ancora “per strada”, chi ha cambiato idea, chi si è adattato.

Poi la discussione si sposta sulla casa di proprietà. Qui la cosa si complica, perche’ alcuni hanno venduto (sono riusciti a venderla) e sono passati in affitto prima della crisi (bella mossa) seguendo le giuste indicazioni di qualcun altro, chiudendo mutui e altri debiti.

Altri si sono fatti case piu’ impegnative, privilegiando l’idea della sistemazione definitiva. Si parla del mutuo, della rata, del tasso variabile e del tasso fisso e quale tasso sarebbe stato opportuno scegliere 10 anni fa…
Altri, non convinti e non ancora decisi, stanno valutando il da farsi ben consapevoli del triste periodo immobiliare (che per molti e’ solo all’inizio, mentre stranamente per gli addetti ai lavori è sempre quasi giunto al termine….).

Si parla della convenienza oggi di pagare un mutuo o un affitto, nel senso di essere proprietari o meno della casa nella quale si vive, e nella convenienza a sobbarcarsi poi tutte le spese di mantenimento associate e relative.
Qui le idee divergono, anche a fronte delle diverse esperienze famigliari di provenienza.

Ma tutti avvertono uno sensazione di impotenza. Si percepisce un certo che di strano. Quasi si attende che qualcosa di drastico debba accadere per “livellare” tutto e per ripartire di nuovo.

I bambini, i nostri figli, come dicevo prima, sono al centro dell’attenzione.
Si parla del loro futuro, dei prossimi 20 anni.

Qualcuno azzarda se non sia meglio trasferirsi in paesi emergenti dove avrebbero l’opportunità di vedere probabilmente uno sviluppo per i prossimi 20 anni, piuttosto che restare in un paese dove tutti predicono un prossimo ventennio di passione.

Se penso ai miei clienti, molti dei figli di questi, sono già all’estero. Hanno iniziato studiando all’estero ed ora vi si sono trasferiti definitivamente ed hanno “messo su” famiglia.
E, mi confermano i genitori, non hanno nessuna intenzione di tornare in Italia per viverci. “L’italia è un bellissimo paese dove venire a trascorrere le vacanze. E basta…”.

Ci penso e provo a trovare qualcosa per contraddire questa affermazione. Faccio molta fatica, lo devo ammettere.

Aziende che chiudono, persone che perdono il lavoro, qualche gesto estremo. Una brutta aria.

Ma quando cambierà quest’aria? Ma soprattutto cambierà?

Harry S. Dent, nel suo libro La grande depressione del XXI secolo  afferma che” l’Onda dei Consumi dell’Italia è uno degli esempi più chiari dell’imminente disastro economico. Dopo aver raggiunto l’apice un po’ più tardi degli altri stati, verso il 2015, l’economia dovrebbe attraversare un inverno economico con una tendenza molto marcata al ribasso per numerosi decenni, con un successivo, accentuato calo demografico. Di fatto l’Italia sta registrando una performance inferiore a quella di molte altre nazioni europee nelle ultime battute di questo boom.

Gli italiani hanno davanti a loro una scelta difficile: morire di una morte lenta, oppure iniziare ad attirare attivamente gli immigrati dai loro più giovani vicini del Medio Oriente e del Nord Africa. Naturalmente c’è molta resistenza nei confronti della seconda opzione, dal momento che queste popolazioni ampiamente musulmane non si sono assimiliate adeguatamente nelle culture europee”.

Continua Dent “Non emergono elementi che lascino presumere importanti innovazioni da parte di questo Paese, in quanto la sua Onda di Innovazione è in caduta libera dal 1985.”

onda consumi italia

(grafico tratto dal libro. Dati Nazione Unite)

Poi ironizza: “Qui si vive davvero molto bene. E, dunque, perché cambiare?”

Il punto è che, invece di cambiare, la “dolce vita” potrebbe semplicemente scomparire”. Finisce cosi’, direi tristemente, la parte relativa al nostro paese.

Ho acquistato e letto tutto d’un fiato La grande depressione del XXI secolo, nel 2009! Quattro anni fa.  Non sono generalmente così pessimista, ma quello che dice nel suo libro non fa una piega.

Il fatto però che nel 1992 fu uno dei pochi a scrivere sul boom degli anni Novanta (1) (2), sinceramente fa di lui uno degli autori ai quali rivolgo un certo grado di attenzione. Condivido che la demografia sia uno dei fattori trainanti dell’economia (forse abbastanza trascurato da qualcuno). A questa, vanno aggiunte le nuove tecnologie radicali che danno impulso all’economia. Quando mancano entrambe le cose, la cosa si fa dura….

In questo blog cerchiamo di trovare le soluzioni per convivere con la crisi e trovare le giuste strade per evitarla.

Se poi, anche tu sei stato qualche volta colpito da un … desiderio di andartene da questa Italia, puoi seguire le notizie di “Addio Italia

(1) The Roaring 2000’S: Building the Wealth and Lifestyle You Desire in the Greatest Boom in History

(2) The Next Great Bubble Boom: How to Profit from the Greatest Boom in History: 2

 

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