La fiscalità nella Previdenza Complementare

La fiscalità della Previdenza Complementare

Con la Legge 243/2004, e succ. Decreto Legislativo 252/2005, la  Riforma Maroni, viene definita la disciplina fiscale nella Previdenza Complementare.

Sono indicati gli  incentivi fiscali che danno la possibilità di dedurre dal proprio reddito imponibile Irpef i versamenti ai Fondi Pensione e PiP nella misura massima di 5.164, 57 euro, portando quindi un risparmio fiscale progressivo in funzione della aliquota fiscale di appartenenza.

Fiscalità nella fase di contribuzione

Questa tabella indica la deducibilità fiscale ipotizzando un versamento di 5.164,57 euro, secondo le diverse aliquote IRPEF in essere al 2020.

 

SCAGLIONE IRPEF ALIQUOTA IRPEF IMPORTO VERSAMENTO RISPARMIO FISCALE  SPESA EFFETTIVA
fino a 15.000 euro 23% € 5.164,57 € 1.188 € 3.977
da €15.001 a € 28.000 27% €5.164,57 €1.446 €3.718
da €28.001 a €55.000 38% €5.164,57 €1.963 €3.202
da €55.001 a € 75.000 41% €5.164,57 €2.177 €3.047
oltre 75.000 euro 43% €5.164,57 €2.221 €2.944

 

Ovviamente in questo limite di deducibilità, rientrano i contributi versati a favore di una propria posizione, quelli versati a favore di famigliari a carico e i contributi versati dal datore di lavoro, qualora fosse previsto. La quota di TFR immessa nella posizione, invece, non è fiscalmente deducibile e non rientra nel limite suddetto.

Resta la facoltà di poter versare anche un importo superiore a quello del limite fiscalmente deducibile.

Ad esempio, un imprenditore potrebbe voler accantonare 10.000 euro sul suo fondo pensione. 5.164,57 euro, saranno portati in deduzione dal suo reddito imponibile. La differenza, ovvero 4.835,43 in questo caso, per poter risultare esentasse al momento della prestazione pensionistica finale, dovranno essere comunicati al Fondo entro l’anno successivo al versamento.

La tassazione dei rendimenti e l’esenzione del bollo

La Previdenza Complementare ha, rispetto ad altre categorie di investimenti, una tassazione diversa (piu’ bassa) dei rendimenti finanziari.

Dal 2013 al 2015, sono state modificate le percentuali di tassazione che sono passate dall’11% all’11,50% per finire al 20% esclusa la parte dell’investimento in Titoli di Stato che viene tassata al 12,50%

L’imposta annuale del 2 per mille (o 0,20%) in vigore dal 2014 sugli strumenti finanziari, non colpisce la Previdenza Complementare (e le Polizze Vita ramo 1)

Tassazione dell’importo finale al momento della prestazione pensionistica

Al momento della prestazione pensionistica complementare (devono essere maturati i requisiti per il diritto alla pensione pubblica e devono essere trascorsi almeno 5 anni dalla sottoscrizione di forme di previdenza complementare), sia che la prestazione avvenga in capitale (tutto o in parte, in funzione della rendita annua ottenuta rispetto all’assegno sociale con questo calcolo), o in rendita (di qualsiasi tipo), la tassazione è, al massimo, del 15% dell’importo ricevuto.

Infatti, se la partecipazione è durata molti anni, la tassazione si riduce di 0,30% ogni anno successivo al quindicesimo e può arrivare ad un minimo del 9% (con una partecipazione al fondo di 35 anni o più). Tali percentuali (massimo di 15% e minimo di 9%) riguardano anche la parte del TFR portata al Fondo Pensione, che se rimasta in azienda, verrebbe tassata separatamente con la propria aliquota media IRPEF, con di minimo il 23% ed un massimo del 43% (!)

Appare chiaro, anche con la scelta di una linea di investimento che avesse ottenuto un  rendimento bassissimo o anche nullo (esistono linee garantite che consentono di avere a scadenza come minimo il capitale versato al netto dei costi), che un risparmiatore che avesse versato per almeno 5 anni, avrebbe ottenuto solo per effetto del risparmio fiscale un “rendimento sull’investimento” del 28%  al lordo dei costi di caricamento (ovviamente ove presenti) e della quota annua (qualche decina di euro).

Facciamo l’esempio di prima: un imprenditore con una aliquota fiscale del 43% che prevede di andare in pensione fra 5 anni e vuole aderire ad una forma di previdenza complementare:

Versa 5.164 Euro ogni anno (25.822,85 Euro in 5 anni), portando in deduzione dal reddito imponibile, il 43% pari a 2.221 euro all’anno ovvero 11.105 euro in 5 anni.

Il “costo effettivo” dell’operazione è di 14.717,85 euro (25.822,85-11.105)

Al momento della prestazione, con le regole attuali può ottenere al massimo il 50% del capitale e il resto in rendita, salvo che il 70% del montante finale che convertito in rendita (applicando il coefficiente di conversione in rendita stabilito dal Fondo) dia come risultato una rendita annua inferiore al 50% dell’assegno sociale.

In tal caso l’aderente può richiedere il 100% del capitale finale.

Nel 2020, l’assegno sociale è pari a 5980 Euro. Il 50% è pari a 2.290 Euro. 

Ipotizziamo che la gestione non abbia dato nessun rendimento finanziario e che il capitale finale sia pari al capitale versato, al netto dei costi annui e il costo di adesione (avendo aderito ad un Fondo Pensione Aperto, non ha avuto costi di caricamento sul versato) che ipotizziamo essere in totale 150 euro.

Alla fine, il capitale sarà pari a 25.672, 85 euro. Questo capitale, che sicuramente potrà essere erogato totalmente sotto forma di capitale (per il calcolo sovra esposto la rendita che uscirà dal calcolo sarà sicuramente inferiore ai 2.290 euro annui dell’assegno sociale), verrà tassato con una imposta sostitutiva del 15%.

L’aderente percepirà pertanto: 25.672,85 – 3.850,92 (15% di 25.672,85) euro, ovvero: 21.821,93 euro.

Il costo effettivo (al netto del risparmio fiscale) totale dell’operazione era stato di 14.717,85 euro.

Il rendimento finale è quindi pari a 21.821,93-14.717,85, ovvero: 7.104,08 Euro, pari ad un rendimento semplice del 27,51% in 5 anni, dato esclusivamente dal risparmio fiscale. (*)

Ci sono ulteriori vantaggi da non sottovalutare:

  • in caso di morte prima della prestazione, gli eredi non pagano imposta di successione;
  • durante la fase di contribuzione il montante è completamente impignorabile ed insequestrabile poiché intangibile come definita dall’art. 11 comma 10 del D.Lgs. 252/2005);
  • la prestazione finale e le anticipazioni per spese sanitarie possono essere pignorate con un massimo di 1/5

* questo calcolo (S. E. & O.) è relativo all’ipotetica adesione di un risparmiatore con 5 anni alla pensione pubblica,  che rientra in una aliquota fiscale del 43%, che può versare per 5 anni la somma di 5.164,57 euro su un Fondo Pensione Aperto, senza costi di caricamento, con una spesa di adesione e di spesa annua di 25 euro, su una linea di investimento garantita (rendimento minimo garantito 0%), che al termine dei 5 anni non ha generato nessun rendimento finanziario positivo.

Non va inteso come consiglio di investimento ma come approfondimento fiscale. Si prega di verificare la propria posizione con il proprio consulente finanziario e/o con il proprio consulente fiscale.

La Previdenza Complementare va ben oltre chiaramente quanto detto sopra, specialmente riguardo a posizioni relative a nuovi occupati dove il gap previdenziale sarà decisamente elevato e l’aspetto fiscale, DEVE passare in secondo piano rispetto all’urgenza dell’accantonamento per sfruttare il fattore tempo solo grazie al quale sarà possibile costruire montanti di una certa entità.

 

 

 

 

La differenza tra deducibilità e detraibilità fiscale

Sembra facile da scrivere, ma quando è ora di spiegarlo, 9 volte su dieci si confondono i due nomi… (non so a te, ma a me capita molto spesso…)

Non è il funzionamento di entrambi che trae in inganno o gli ambiti di applicazione, ma facilmente si possono scambiare i nomi.

La differenza tra deducibilità e detraibilità è basata sulla modalità di calcolo dell’imposta prima o dopo il calcolo del reddito imponibile.

La differenza tra deduzioni e detrazioni è utile in fase di dichiarazione annuale dei redditi.

 

Cos’è la Deducibilità?

La deducibilità è la sottrazione delle spese (costi) deducibili dal reddito prima di calcolare l’imposta.

REDDITO – COSTI DEDUCIBILI = REDDITO IMPONIBILE Sulla base del reddito imponibile si calcola poi l’imposta da pagare.

 

Per quanto riguarda i costi deducibili che ci interessano più da vicino, sono da ricordare i versamenti alla Previdenza Integrativa che sono deducibili dal reddito imponibile per un importo massimo di 5.164,57 euro. Da ricordare che tale somma riguarda anche l’eventuale contributo del datore di lavoro e versamenti effettuati a favore di soggetti fiscalmente a carico. Non si può dedurre la quota di TFR eventualmente versata in un fondo pensionistico o altra forma di previdenza integrativa personale. Da ricordare anche che eventuali premi eccedenti tale somma e quindi non dedotti, vanno comunicati entro l’anno alla Società che gestisce il fondo che provvede ad annotare tale indicazione per utilizzarla al momento della prestazione.

 

Cos’è la Detraibilità?

La detraibilità è la sottrazione dei costi detraibili dopo aver calcolato il reddito imponibile e l’imposta da versare.

I costi detraibili sono sottratti direttamente dall’imposta.

IMPOSTA NETTA = IMPOSTA – COSTI DETRAIBILI In genere è possibile portare in detrazione soltanto una percentuale delle spese detraibili (es. 19%).

La percentuale di attribuzione delle spese detraibile varia a seconda della tipologia dei costi da detrarre.

Visto che parliamo di risparmi e finanza, la parte dei costi detraibili che ci interessa approfondire è quella relativa a:

  • PREMI PER ASSICURAZIONI SULLA VITA E CONTRO GLI INFORTUNI
  • PREMI PER LE ASSICURAZIONI PER IL RISCHIO DI NON AUTOSUFFICIENZA.

Le prime riguardano i premi versati per le polizze caso morte (ad esempio le temporanee caso morte) o per il rischio invalidità permanente non inferiore al 5%. Sono comprese anche quelle coperture che vengono inserite nell’assicurazione dei veicoli: le infortuni conducente.

Per queste polizze, è prevista la detrazione del 19% con un limite (anche per più’ polizze) di 530 Euro.

Le seconde invece sono le cosiddette polizze LONG TERM CARE che coprono il rischio di non autosufficienza (a compiere gli atti di vita quotidiana quali alzarsi, lavarsi, vestirsi, nutrirsi, ecc.)

Per queste polizze, è prevista la detrazione del 19% con un limite di 1291,14 euro (al netto di eventuali premi per rischio morte o invalidità permanente).

 

DETRAZIONI PER RISTRUTTURAZIONI EDILIZIE, RISPARMIO ENERGETICO, MOBILI E GIARDINI per spese effettuate nel 2018

In relazione ai casi suddetti, è interessante la Guida dell’Agenzia delle Entrate che potete trovare qui.

 

Per ogni dubbio o chiarimento, basta rivolgersi al proprio commercialista o caf.

Per chi vuole approfondire da solo, le istruzioni del 730 o del modello unico sono comunque una fonte molto esaustiva di informazioni e dati.

Approfondiremo ancora la tematica poiché riguarda il mondo del risparmio.