Bancomat: addebito sul conto senza prelievo di soldi.

Ultimamente inizia ad accadere con maggior frequenza.
Fa parte delle esperienze che ho raccolto nella mia carriera lavorativa e che voglio condividere sperando di essere utile in qualche modo a risolvere i problemi di questo tipo.
Vi racconto quanto è successo:

Il sig. X, si reca un Sabato verso mezzogiorno, presso lo sportello ATM di una nota Banca nella filiale di un paese di provincia.
Inserisce la carta, digita il codice, l’importo scelto per il prelievo.

A quel punto appare per un secondo una videata che subito scompare e la carta viene espulsa.
Il Sig. X, non capisce e pensa di aver inserito il codice sbagliato.

Ripete l’operazione: inserisce la carta, digita il codice segreto e l’importo scelto.
Questa volta appare una videata con un messaggio di “mancata disponibilità” e la carta viene restituita nuovamente.

Il Sig. X, pensa ad un problema tecnico della banca e decide di rinunciare all’operazione.
Il lunedi successivo, visualizza i suoi movimenti di conto corrente e scopre l’addebito dell’operazione bancomat del sabato precedente, per l’importo da lui richiesto ma non effettivamente ritirato.
Si reca presso la filiale e comunica il fatto al direttore di filiale.

Questi prende atto della dichiarazione e si riserva di dare una risposta previo controllo del tabulato del bancomat che registra tutte le operazioni ed eventuali anomalie.
Nel frattempo comunica alla sua banca l’accaduto. Attende circa 7 giorni senza alcuna risposta. Quindi invia una lettera all’Ufficio Reclami della sua Banca e rimane in attesa di una risposta.

La risposta arriva dopo oltre 30 giorni. La banca comunica che non risulta nessuna anomalia e che quindi non puo’ provvedere al rimborso dell’importo.

A questo punto, si rivolge a me per un consiglio.

Gli consiglio di procedere tramite l’Arbitro Bancario Finanziario.  (Lo conoscevi?)

Viene inviato il modulo (vedi procedura) per il ricorso e dopo 5 mesi, l’ABF, lo accoglie, dandogli ragione e obbligando l’istituto alla restituzione della somma.

E se trovate qualche direttore di banca che vi dice che è tutta una vostra fantasia, ditegli di leggere di più, in quanto a Vicenza, nell’estate del 2012, è stato arrestato un furbetto che aveva ideato un sistema semplicissimo.

Metteva una graffetta o una forcina nella fessura del cassetto di esplusione banconote. Poi aspettava che qualcuno prelevasse i soldi nascondendosi nei paraggi. Appena il malcapitato provava, i suoi soldi rimanevano bloccati all’interno chiudendo però regolarmente l’operazione per il sistema che regolava l’addebito sul suo conto). Il “ladro” poi, inseriva la sua tessera, toglieva la graffetta e insieme ai “suoi” soldi, riceveva anche quelli del precedente cliente. (1)

Diversa è la questione della clonazione della carta bancomat (o anche della carta di credito), che prevede, da parte dei “ladri”, l’utilizzo di apparecchiature molto sofisticate per la cattura delle informazioni della carta (skimmer) e del codice pin segreto (micro telecamere e/o tastiere sovrapposte) (2)

(1) Graffetta nel bancomat, via gli euro (Il giornale di Vicenza) 18/08/2012 Articolo di Alessandro Mognon

(2) Video con spiegazione interessante e consigli anti clonazione

Intanto… ridiamoci un po’ su…..

Hai fatto un mutuo a tasso variabile nel 2002? La tua rata non si abbassa? Leggi potrebbe interessarti.


Marco mi racconta:

“Nel settembre 2002, ho stipulato un mutuo ipotecario “xxxxx” con la Cxxxx di Risxxxxxxx di Pxxxx e Rxxxxx (ora Cxxxxxxx gruppo Ixxxxxx).

Avevo scelto il tasso variabile (ed è stata una scelta fino ad oggi azzeccata…) e le condizioni erano: Durata 20 anni, tasso variabile, indicizzazione alla media trimestrale antecedente al periodo di osservazione dell’euribor a 3 mesi (*), più lo spread dell’1,20%. Per i primi 12 mesi, invece, il mutuo era a tasso fisso al 3%. Con un importo di 77.000 euro, la rata era intorno ai 420 Euro. (Lo spread e l’IRS, se avessi scelto il tasso fisso, portavano il tasso al 5,40% con una rata molto piu’ alta, a 566 euro).

Per fortuna non ho scelto il tasso fisso all’epoca, perche’ avrei speso un sacco di interessi in piu’. La rata non ha mai raggiunto la quota della rata a tasso fisso, neanche con il rialzo improvviso del 2008 che poi mi ha consentito di avere la restituzione degli importi risultanti dal tasso finito superiore al 4% con il decreto Tremonti.
In sostanza, fino ad oggi, una scelta che ritengo positiva.
Sono una persona che usa molto i fogli di calcolo e inserisco quasi tutto quello che faccio per avere tutto sotto controllo. Feci la stessa cosa con il mutuo ed ero abituato ad inserire data, rata, capitale residuo, tasso, ecc.ecc. anche per controllare….
Controllando quindi il capitolato del mutuo, direttamente dall’atto notarile di stipula del mutuo, confrontando i dati con dei siti che fornivano direttamente le medie dei valori, notavo qualcosa di strano.
Nel periodo nel quale i tassi sono andati ai minimi, vedevo la rata mensile rimanere uguale oltre le solite 3 rate (normalmente ogni 3 mesi cambiava la rata in funzione dell’aumento o diminuzione della media aritmetica dei valori dell’euribor a 3 mesi dei tre mesi precedenti, secondo un calendario particolare, insomma un calcolo abbastanza complesso).
Verificavo quindi che pareva esserci un “Floor” ovvero un pavimento, un tasso minimo, sotto del quale, il tasso finito (parametro riferimento+spread), la rata non andava.
Nel mio capitolato, pero’, non era indicato o specificato nessun tasso minimo.

Come controprova, un mio amico, aveva stipulato 2 mesi dopo di me, lo stesso mutuo, presso la stessa banca (non nella stessa filiale). Verificavamo insieme che nel suo capitolato e nell’atto di mutuo del notaio, compariva una dicitura del tipo “e comunque il tasso finito non potrà essere inferiore al 3%”. In sostanza, avevano inserito un floor che bloccava il tasso ad un minimo anche se i tassi fossero discesi molto (come poi successe).
Per farla breve: ho raccolto tutti i dati, ho digitalizzato i documenti del notaio e della banca e li ho inviati via mail alla direttrice della filiale di competenza (che ovviamente…. non era piu’ la stessa, ma la quarta persona che prendeva il suo posto…).
Ho telefonato per avvisare che (lo avevo scritto anche nella email) se non avessi ricevuto nessuna risposta entro un tempo ragionevole di 30 giorni, mi sarei rivolto all’ufficio Reclami e successivamente all’arbitro finanziario.
Il direttore, ricevuta la email, mi ricontattava dicendomi che avrebbe provveduto ad inviare all’ufficio competente per le opportune verifiche.
Trascorsi circa 30 giorni, ricevetti la telefonata del direttore che mi avvisava che effettivamente c’era stato un errore e che la mia richiesta era fondata e conseguentemente sarei stato risarcito degli interessi passivi addebitati erronemente.
La rata dei due mesi successivi, era praticamente dimezzata, in quanto contenevano il rimborso e l’aggiornamento del tasso applicato, che era in linea con i tassi vigenti e sotto quel floor applicato fino a poco prima”.
Un episodio che si e’ concluso fortunatamente bene.
Se pensate di avere lo stesso problema, dovete effettuare alcune verifiche:
– Sulle quietanze mensili di mutuo che vi arrivano a casa
(se pagate da piu’ di 3 mesi la stessa rata, raddrizzate le orecchie).
– Sul capitolato di mutuo della banca.
– Siccome a volte puo’ risultare incomprensibile, l’atto di mutuo redatto dal notaio puo’ risultare piu’ chiaro. In sostanza se da qualche parte c’e’ scritto qualcosa come .. “il tasso non puo’ essere inferiore a ..” allora avete la clausola FLOOR e non c’e’ niente da fare, mentre se non c’e’ scritto, potete iniziare la procedura che ha fatto Marco.
Se avete bisogno di aiuto per una verifica, sono qua.
 
 
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Cos'è l'Arbitro Bancario Finanziario?

L’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) è un sistema di risoluzione delle liti tra i clienti e le banche e gli altri intermediari che riguardano operazioni e servizi bancari e finanziari.

È detto “stragiudiziale” perché offre un’alternativa più semplice, rapida ed economica rispetto al ricorso al giudice, che spesso invece comporta procedure complesse e anche molto lunghe.

L’ABF è un organismo indipendente e imparziale che decide in pochi mesi chi ha ragione e chi ha torto. È un sistema nuovo da non confondere con la conciliazione o con l’arbitrato.
Le decisioni non sono vincolanti come quelle del giudice ma se l’intermediario non le rispetta il suo inadempimento è reso pubblico.
Il cliente può rivolgersi all’Arbitro solo dopo aver tentato di risolvere il problema direttamente con la banca o l’intermediario, presentando a essi un reclamo. Se non rimane soddisfatto neanche delle decisioni dell’Arbitro, può comunque rivolgersi al giudice.
La Banca d’Italia fornisce i mezzi per il funzionamento dell’ABF.

Come si fa il ricorso?

ECCO LA PROCEDURA PASSO DOPO PASSO

1. IL RECLAMO ALL’INTERMEDIARIO
Prima di rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario, è necessario presentare un reclamo all’intermediario che deve avere al suo interno un apposito ufficio o una persona responsabile della gestione dei reclami.
Il reclamo deve avere una risposta entro 30 giorni dalla sua presentazione. Se accolto, l’intermediario comunica al cliente il tempo necessario per risolvere il problema.
2. IL RICORSO ALL’ARBITRO BANCARIO FINANZIARIO
Se non riceve risposta entro 30 giorni oppure se non è soddisfatto della risposta, il cliente può presentare ricorso all’Arbitro, purché non siano trascorsi più di 12 mesi dalla presentazione del reclamo all’intermediario.
Prima di presentare il ricorso è necessario versare 20 euro come contributo per le spese della procedura. Il versamento può essere effettuato:
con bonifico bancario sul conto corrente intestato a “Banca d’Italia – Segreteria tecnica dell’Arbitro Bancario Finanziario”-IBAN IT71M0100003205000000000904;
con versamento sul conto corrente postale n. 98025661 intestato a “Banca d’Italia – Segreteria tecnica dell’Arbitro Bancario Finanziario”;
in contanti presso tutte le Filiali della Banca d’Italia aperte al pubblico con eccezione delle unità specializzate nella vigilanza.
In tutti i casi occorre indicare la causale “Ricorso ABF” e il codice fiscale o la Partita IVA del cliente cui il ricorso si riferisce.
Copia della ricevuta che attesta il pagamento deve essere inviata insieme al ricorso, che altrimenti sarà irricevibile.
3. L’INVIO DEL RICORSO
Il modulo per il ricorso è disponibile sul sito dell’ABF e presso tutte le Filiali della Banca d’Italia aperte al pubblico (Elenco filiali). Una copia del modulo è inoltre acclusa alla “Guida pratica all’Arbitro Bancario Finanziario”, scaricabile sul sito dell’ABF.
Il modulo compilato e firmato, con i relativi allegati, e l’attestazione del pagamento di 20 euro devono essere inoltrati, personalmente o tramite un rappresentante (incluse le associazioni di categoria alle quali il cliente aderisce) con una di queste modalità:
per posta, via fax o con posta elettronica certificata (PEC), alla Segreteria tecnica territorialmente competente (presso le Filiali di Milano, Roma o Napoli) o ad una qualunque delle Filiali della Banca d’Italia;
a mano, presso una delle Filiali della Banca d’Italia aperte al pubblico che lo inviano alla Segreteria tecnica territorialmente competente.

4. LA COMUNICAZIONE DEL RICORSO ALL’INTERMEDIARIO

Non appena presentato il ricorso all’Arbitro il cliente deve inviarne copia all’intermediario con lettera raccomandata AR o per posta elettronica certificata (PEC).
Attenzione! Se il cliente non invia copia del ricorso all’intermediario la procedura può bloccarsi o subire forti ritardi.
Dalla ricezione della comunicazione, infatti, l’intermediario ha a disposizione al massimo 45 giorni per inviare alla Segreteria tecnica le proprie controdeduzioni e la documentazione necessaria per decidere il ricorso.
5. L’ISTRUTTORIA
La Segreteria tecnica svolge l’istruttoria esclusivamente sulla base della documentazione fornita dalle parti.
Per questo è importante che il ricorso sia completo e regolare e che sia presentato nei termini, altrimenti è irricevibile.
La Segreteria tecnica e il Collegio possono comunque chiedere alle parti di fornire ulteriori documenti. Questa richiesta comporta la sospensione del termine di 60 giorni per la decisione da parte del Collegio, di cui viene data comunicazione alle parti.
L’INTERRUZIONE DELLA PROCEDURA
Se nel corso del procedimento il Collegio rileva che per la controversia è stato avviato un tentativo di conciliazione, il Collegio stesso interrompe il procedimento. Se la conciliazione fallisce, il ricorso può essere riproposto entro 6 mesi dal fallimento senza che sia necessario presentare un nuovo reclamo all’intermediario.
Può inoltre accadere che prima della decisione del Collegio la controversia venga portata dall’intermediario anche all’attenzione dell’autorità giudiziaria o di arbitri.
In tal caso, la Segreteria tecnica invita il cliente a dichiarare se ha comunque interesse a proseguire il procedimento davanti all’ABF. Se il cliente manifesta il proprio interesse entro 30 giorni, il procedimento prosegue; in caso contrario, il Collegio dichiara l’estinzione del procedimento.
6. LA DECISIONE
Il Collegio si pronuncia entro 60 giorni dalla data in cui la Segreteria tecnica ha ricevuto le controdeduzioni da parte dell’intermediario oppure dalla data di scadenza del termine di presentazione. Il ricorso è deciso esclusivamente sulla base della documentazione raccolta nel corso dell’istruttoria. La decisione è presa a maggioranza ed è sempre motivata. La Segreteria tecnica comunica alle parti decisione e motivazione entro 30 giorni dalla pronuncia.
Se il ricorso è accolto anche solo in parte, il Collegio fissa il termine entro il quale l’intermediario deve adempiere alla decisione; se non è fissato alcun termine, l’intermediario deve adempiere entro 30 giorni dalla comunicazione della decisione.
7. LA PUBBLICITA’ DELL’INADEMPIMENTO
Se l’intermediario non rispetta la decisione o non collabora al funzionamento della procedura, il suo inadempimento è pubblicato su questo sito, sul sito web della Banca d’Italia e, a spese dell’intermediario, in due quotidiani ad ampia diffusione nazionale.
E’ inadempiente l’intermediario che:
non esegue o esegue solo in parte la prestazione imposta dalla decisione dell’Arbitro Bancario Finanziario;
non rimborsa al cliente i 20 euro versati come contributo spese, se il ricorso è stato accolto anche solo in parte;
non versa alla Banca d’Italia il contributo spese di 200 euro dovuto se il ricorso viene accolto anche solo in parte.
Non collabora al funzionamento della procedura l’intermediario che:
non versa il contributo dovuto ai membri dei Collegi designati dalle associazioni degli intermediari;
omette o invia in ritardo la documentazione richiesta, se questo impedisce all’ABF di decidere la controversia.
La modulistica da usare si scarica qui: 
http://www.arbitrobancariofinanziario.it/ilRicorso/modulistica