Mi hanno spostato il conto da Monte Paschi a Widiba

Vediamo di rispondere ad una delle ormai frequenti email di clienti Monte Paschi di Siena che si sono visti spostare su banca Widiba e che chiedono informazioni.

Buongiorno.

Mi chiamo XXXXX XXXXXX. Sono un correntista Monte Paschi di Siena da parecchi anni e utilizzo il mio conto corrente per l’accredito dello stipendio e delle utenze di casa, un bancomat ed una carta ricaricabile. Accedo al mio conto anche tramite il sito per effettuare pagamenti e/o per visualizzare il saldo ed i movimenti.

In data 21 ottobre, il mio conto è stato “spostato” su Widiba, una banca online sempre del gruppo Monte Paschi. L’ho saputo perché non sono più riuscito ad accedere al mio conto online e nella mia filiale di XXXXXX ho chiesto spiegazioni.

Mi hanno detto di rivolgermi ad un numero verde 800893543. Ho provato a chiamare e mi hanno detto che devo collegarmi al sito di widiba ed accedere con i miei codici attuali MPS. Ma non riesco. Perché? Perché devo cambiare conto e Iban? Chi deve spostare le utenze? Sono obbligato a cambiare?

La ringrazio per l’attenzione che vorrà dare a questa email.

Distinti saluti.

XXXXX XXXXXXX

XXXXXX

Metto online la mia risposta per poter essere d’aiuto a chi si trovasse momentaneamente in difficoltà sia per questioni tecniche che per questioni contrattuali, cercando di essere più semplice possibile.

La ringrazio per il quesito, anzi per i quesiti, che ultimamente, sia a mezzo telefono che tramite il sito o email, stanno aumentando considerevolmente.

Iniziamo con il dire cosa è successo e perché.

E’ successo che Monte dei Paschi di Siena, la capogruppo e azionista unico di Widiba, ha ceduto un certo numero di clienti alla sua controllata, in base ad una operazione rientrante nel piano di rilancio del Gruppo Montepaschi.

Questa operazione si perfeziona in più tranches e prevede che i clienti che rispondono ad alcune caratteristiche commerciali, vengono inserite in un segmento commerciale e i loro rapporti “ceduti” in toto a banca Widiba.

Lei fa parte della tranche del 20 ottobre 2018 con il segmento Valore Digital Best, ovvero clienti che effettuano poche operazioni in filiale e che utilizzano generalmente l’approccio online per disposizioni e interrogazioni del conto.

Questo tipo di operazione, la cessione, è prevista dall’art.58 del Testo Unico Bancario e, nel caso specifico è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’8 novembre 2018 che riporta modalità, motivazioni e conseguenze per i rapporti ceduti.

Lei non mi pare, ma alcuni clienti mi hanno detto di non essere stati avvisati.

MPS ha inserito nell’estratto conto del 30 giugno 2018 una comunicazione per informare la clientela. Per alcuni clienti è stata inviata lettera cartacea. Poi, un mese prima del passaggio (come da disposizioni di legge), è stata inserito un documento nella sezione Documenti On Line dell’Home Banking e la comunicazione è stata lasciata visibile al momento degli accessi all’Home Banking.

Il problema da Lei riscontrato era riconducibile principalmente per l’utilizzo del sito di MPS invece di quello di Widiba. Collegandosi infatti al sito http://www.widiba.it cliccando in alto a dx. dove c’e’ scritto “Ex-Cliente MPS”

si accede alla pagina informativa “Passaggio in Widiba

scorrendo la quale si ottengono tutte le informazioni, descrittive ed operative. Nella stessa pagina, al punto 4, è possibile scaricare una guida in PDF (riporto qui il link per comodità) che contiene tutte le informazioni che Le possono servire.

Cliccando invece nel bottone rosso sotto la scritta “Passaggio in Widiba” dove è riportato “LOGIN EX-CLIENTE MPS” Le viene presentata la maschera d’accesso con la richiesta del codice d’accesso di 8 cifre che Lei utilizzava di solito per accedere sul sito di MPS.

Nel caso avesse perso il suo vecchio codice, clicchi su recupera credenziali e potrà quindi richiedere le nuove credenziali.



Altrimenti, accedendo con il suo codice, Le verrà proposto di cambiare le credenziali con quelle di Widiba. Da quel momento dovrà accedere utilizzando LOGIN e non più l’accesso come Ex-cliente MPS.

Perché devo cambiare conto e Iban?

Per questa domanda torno a quanto detto prima. Si tratta di una operazione di cessione. Il Suo conto, come tanti altri, è stato ceduto ad altra banca. A volte capita con filiali fisiche: una banca cede filiale intera con mobili, impiegati, clienti. Il cliente si trova cliente da un giorno all’altro di un’altra banca, anche non facente parte del gruppo. Qui è diverso. Widiba fa parte del Gruppo Montepaschi. I clienti di Widiba (e quindi anche Lei) possono andare in una filiale Monte Paschi ed effettuare operazioni, ovviamente secondo le condizioni previste.

L’IBAN cambia perché la banca è un’altra (pur facendo parte dello stesso gruppo bancario) e il codice ABI è diverso rispetto a quello di Monte Paschi . Il codice ABI (Associazione Bancaria Italiana) è un numero di 5 cifre che contraddistingue univocamente ogni Istituto Bancario.

Capisco che un cliente può non trovarsi d’accordo, ma sono operazioni che accadono tutti i giorni e che continueranno ad esserci in un futuro di cambiamenti epocali anche nel settore bancario. Quello che è importante è che Lei possa avere assistenza e che ci siano informazioni prontamente accessibili.

Nella guida troverà tutte le informazioni di contatto e soprattutto le risposte agli altri quesiti richiesti. In particolare relativamente al passaggio delle utenze e di tutti gli accrediti e addebiti, Widiba assicura il passaggio dal vecchio al nuovo conto mantenendo le vecchie condizioni applicate.

Resto a sua disposizione per ulteriori informazioni.

Cordialmente.

F.F.

Faccio presente ai lettori che sono un Consulente Finanziario Widiba, che questo sito è di mia proprietà, che che quanto scritto è il mio parere personale e non di Widiba e pertanto libero la banca da qualsiasi responsabilità per quanto detto o non detto.

Se vi trovate in difficoltà o avete quesiti riguardo al Passaggio in Widiba, potete contattarmi compilando il modulo di contatto che trovate cliccando qui

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Cos’e’ il bail in?

Cos’e’ il bail in ?

Il bail in è una brutta cosa direbbe un bambino. Vediamo di spiegare molto semplicemente di cosa si tratta (perché Einstein dice che se non lo sai spiegare semplicemente, vuol dire che non lo hai capito abbastanza bene).

Una volta, se una banca, per mille motivi validi o meno validi si trovava in difficoltà,  succedeva che interveniva qualcuno o qualcosa per sistemare le cose. Questi “aiuti” arrivavano dall’esterno della banca e, generalmente non interessavano direttamente i risparmiatori, salvo in casi particolari.

Dal primo gennaio 2016, è entrata ufficialmente in vigore anche in Italia la procedura del bail in che non è altro che l’ultimo passo del recepimento di una direttiva Europea, la 2014/59/UE del 15 maggio 2014,  già in vigore in alcuni paesi dal 1 gennaio 2015 (noi eravamo in ritardo e l’Europa ci ha anche sanzionato…).

La sostanza del discorso è questa: se la banca è in dissesto o a rischio dissesto, viene attuata una procedura di risoluzione che serve ad evitare la liquidazione (nella fattispecie liquidazione coatta amministrativa, quale trattamento speciale per banche ed altri intermediari finanziari,  al posto del fallimento tipico di imprese). Tra gli strumenti a disposizione, gli organi di risoluzione, che sono indipendenti, possono avviare il cosiddetto bail in come ultima spiaggia.

Ma in cosa consiste in pratica il bail in ?

Letteralmente significa salvataggio dall’interno. Ma per interno si intendono quasi esclusivamente coloro che “hanno investito” in quella banca. Non nel senso che hanno messo i loro investimenti in quella banca, ma specificatamente che hanno investito su quella banca, hanno puntato su quel cavallo (quella banca), con strumenti finanziari emessi dalla banca stessa,  reputati ad alto rischio.

E quali sono gli strumenti ad alto rischio?

Le azioni di quella banca. Si. Se hai comprato le azioni di quella banca, sei un socio di quella banca. E se sei un socio di quella banca, partecipi al rischio di quella banca, come se avessi messo su una banca tu con gli altri soci (per farla molto semplice, sia chiaro). Quindi, il bail in causa la riduzione, fino anche all’azzeramento totale del valore delle azioni, per assorbire le perdite e ricapitalizzare cosi’ la banca perche’ possa stare sul mercato con una capitalizzazione sufficiente. Non c’e’ ma che tenga.

Le obbligazioni subordinate emesse dalla banca. Si. Se hai sottoscritto delle obbligazioni della banca, sei di fatto un creditore della banca. In sostanza hai prestato dei soldi, non hai investito (come con le azioni) e in cambio ti aspetti un certo reddito (gli interessi periodici) e poi la restituzione del tuo capitale alla scadenza. Ora, se presti dei soldi a qualcuno, di solito ti assicuri di avere delle garanzie (come fanno le banche quando invece i soldi te li prestano per la casa, per la macchina, ecc.ecc.). Ad esempio ti assicuri che la persona sia in grado di restituirteli (che abbia un lavoro) oppure che qualcun altro lo possa fare al suo posto (in sostanza un garante). Bene. Le obbligazioni subordinate, non sono garantite e c’e’ scritto sul contratto. In sostanza tu presti i soldi, sapendo che se le cose non vanno bene, …. ti saluto.

E poi? Poi, se dopo aver azzerato le azioni e tutte le obbligazioni subordinate, non bastasse, la cosa diventa piu’ pesante. Ci sono anche le obbligazioni senior  non garantite. E poi?

Se detieni piu’ di 100.000 euro su conto corrente, conti deposito liberi o vincolati, e altri strumenti di deposito della banca, stai mettendo a rischio la parte che eccede i 100.000 euro, sia che tu sia un privato, sia che i soldi siano di una piccola media impresa.

Per la parte fino a 100.000 euro, invece, interviene il Fondo di garanzia dei depositi. Il limite vale per cointestatario e per banca. Significa che per calcolare il limite “di sicurezza” devi prima guardare al patrimonio che hai in quella banca e poi alle cointestazioni dei conti correnti o dei depositi. Se ad esempio il conto e’ cointestato a due persone, il limite è da considerarsi per ogni persona. Mario e Giulia hanno un conto corrente cointestato e detengono (si spera solo momentaneamente) 200.000 euro,  tutti i 200.000 sono tutelati dal Fondo di garanzia dei depositi.

(Questa garanzia è per legge. Altro discorso è come poi potrebbe avvenire l’eventuale rimborso in caso di problematiche con istituti di una certa dimensione o per crisi sistemiche….)

Siccome ora avrai l’espressione del gattino della foto, ora arriva la parte piu’ bella.

Ovvero chi non si deve preoccupare del Bail in .

Se in quella banca hai:

  • soldi sul conto corrente, su depositi vincolati, ecc,ecc,  fino a 100.000.
  • titoli sul deposito a custodia (ad esempio azioni, anche di altre banche non in dissesto, obbligazioni senior o garantite, titoli di stato, ecc.ecc.)
  • fondi comuni di investimento o sicav
  • polizze vita finanziarie (anche se emessi da quella banca e non solo distribuiti)
  • fondi pensionistici e PiP
  • cassette di sicurezza

puoi stare tranquillo relativamente alle dinamiche del bail in !

 

Se vuoi approfondire:

Banca d’Italia: https://www.bancaditalia.it/media/approfondimenti/2015/gestione-crisi-bancarie/index.html

La direttiva europea 2014/59/UE del 15 maggio 2014: http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:32014L0059&from=IT

Se hai bisogno di informazioni o di un parere riguardo ai tuoi attuali e/o futuri investimenti, sono a tua disposizione.  Contattami compilando questo form!

 

Federico ti scrivo: quesito su bolli su dossier titoli.

Quesito: doppia imposizione su deposito titoli.
Avevo rapporti con due banche con c/c e deposito titoli per limitare le spese ad agosto ne ho chiuso uno trasferendo sia i titoli che la liquidità. La prima banca mi ha addebitato i bolli su deposito fino al 30 giugno. La seconda me li addebita al 31 dicembre ritassandoli tutti non tenendo conto dei bolli già pagati e mi dicono che è giusto tutto questo perchè si paga in base a una fotografia della situazione al 31 dicembre. Spero di essere stata chiara e ringrazio della risposta che vorrete darmi

Buongiorno.
E’ stata chiarissima.
In sostanza, la signora, ha subito il pagamento di una volta “e mezzo” dell’importo dovuto.
Pur essendo molto complicata l’applicazione dell’imposta di bollo sulle comunicazioni inviate alla clientela relative a prodotti finanziari, l’Agenzia delle Entrate ci viene in aiuto con una circolare scritta proprio il 21 dicembre 2012, dopo un lungo silenzio.
In tale Circolare, la numero 48 (reperibile e scaricabile sul sito dell’Agenzia delle Entrate) ma scaricabile anche dal nostro Blog, cliccando qui sotto,
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alla pagina 28 evidenzia che:

Il DM 24 maggio 2012, all’articolo 3, precisa, inoltre, che “Il periodo di riferimento per il calcolo dell’imposta dovuta è l’anno civile. Se le comunicazioni sono inviate periodicamente nel corso dell’anno ovvero in caso di estinzione o di apertura dei rapporti in corso d’anno l’imposta è rapportata al periodo rendicontato.”
In sostanza, l’imposta deve essere determinata applicando al valore dei prodotti finanziari, come risultante dalle rendicontazioni inviate dall’ente gestore, ovvero al 31 dicembre di ciascun anno in assenza di rendicontazione o alla data di cessazione del rapporto, le aliquote previste nella misura dell’1 per mille per il 2012 o dell’1,5 a decorrere del 2013.
In presenza di rendicontazioni periodiche ovvero di rapporti che iniziano o terminano nel corso dell’anno, l’imposta proporzionale così determinata deve essere rapportata ai giorni del periodo rendicontato.

Non c’e’ a mio avviso nessun rischio di incorretta interpretazione del suddetto chiarimento, in quanto ben specificato il fatto che in caso di rapporti chiusi o aperti in corso d’anno, l’imposta va applicata in modo proporzionale al periodo rendicontato.
Quindi, corretta l’applicazione della prima banca. Non corretta l’applicazione della seconda.
Questa risposta viene data in funzione del quesito postomi cosi’ come presentato all’inizio del post.

Federico ti scrivo: Un consiglio sulle opzioni binarie

Buon giorno, seguo da poco il suo sito e ci sono tantissimi argomenti interessanti e che servono nella vita quotidiana, almeno per me, e volevo chiederle se ovviamente ha tempo di rispondere alla mia mail un consiglio su trading di opzioni binarie; conosco teoricamente come funziona sia la borsa che le opzioni binarie, per quest’ultima non conosco da dove posso iniziare, ho sentito tanto parlare di optionbit e anyoption, volevo un suo consiglio per questi siti o se lei conosce un altri metodi. Cordialmente (Email firmata)

Buongiorno XXXXXXXXX!
Grazie mille per la richiesta e per le belle parole sul blog.
Questo mi fa molto piacere perche’ spero sempre di scrivere qualcosa di utile.
Veniamo alla richiesta.
Faccio una piccola premessa.
Mi occupo da 17 anni di investimenti e risparmio e seguo quotidianamente i miei clienti cercando di venire incontro alle loro richieste.
Garantisco che ogni persona ha un suo modus operandi e soprattutto un modus pensandi variegato.
Mi spiego meglio: per alcuni, investire significa pensare al futuro dopo la pensione, per altri significa massimizzare il capitale senza un preciso orizzonte temporale. (il massimo prima possibile).
Tutto questo, a volte, senza tener inizialmente conto del rapporto rischio rendimento.
E’ che centra sta premessa????
Le opzioni binarie.
Non le considero un investimento. Le considero una scommessa.
Scommessa = gioco.
Il gioco non si confà tanto con i soldi.
Le società che creano questi sistemi, sono la maggior parte offshore e non hanno, di solito,
(nel blog c’e’ una lista di società non autorizzate Consob) autorizzazione in Italia.
Mi ricordo che una volta, le società di scommesse (quelle sul calcio, sui cavalli, ecc.ecc.) avevano anche delle scommesse non sportive che permettevano di puntare su futuri valori di indici azionari.
Oggi non se ne trovano piu’ o quasi.
Perche’ sono state sostituite da quelle che creano le opzioni binarie ed affini.
Chi mette in piedi queste piattaforme (sono 1 o due le società che le creano e poi le danno in White Label: vendono la licenza cambiando il marchio), ha l’unico scopo di guadagnare soldi. Permettono l’inizio del gioco con un minimo di 100 o 200 unità di valuta (euro, dollari), a seconda di dove si trovano.
Ma sanno benissimo che nel lungo termine guadagneranno soldi dalla maggior parte dei giocatori.
Alto basso, in out, e altre forme tecniche, non sono altro che scommesse coperte da opzioni (quelle vere) messe in piedi da loro sul mercato.
Solo che loro fanno il prezzo del sottostante. Loro conoscono il prezzo in tempo reale.
Loro pero’ comprano e vendono al prezzo che vogliono loro, con lo spread che vogliono loro (compreso nell’opzione), senza sorte di trasparenza di mercato.
Queste migliaia di pubblicità che vengono inserite su tutti i blog e siti internet esistenti, mi hanno fatto alzare le orecchie e sono andato ad indagare…..
Queste società hanno programmi di affiliazione che permettono ai “pubblisher” di guadagnare da 100 ai 400 euro per ogni persona che si iscrive cliccando sul banner.
Alcune poi restituiscono anche degli importi anche in caso di perdita.
Allora mi sorge la domanda, ma se sono cosi’ “larghi” di manica tra provvigioni a chi pubblicizza e regali a chi perde…. quanti soldi intascano dai giocatori???
Ovvero quante probabilità un giocatore ha di vincere?
Non intendo di portare a casa la vincita. Ma di rimanere con il suo denaro?
Credo, a conti fatti, molto poche.
Ho inoltre testimonianze, da molte email ricevute, di soldi persi anche in grosse quantità.
Le società poi “infarinano il tutto” con corsi per imparare a tradare….da scaricare gratuitamente.
E appena ti iscrivi, ti rispondono subito con un Account manager che è a tua disposizione 24 su 24 ore per aiutarti nella fase di Deposito e di puntata….
Mi fermo qua perché non vorrei annoiare con la mia mail.
Credo solo ci sia un problema di fondo.
La Consob è chiara.
Se tu società, offri un servizio di investimento (come viene indicato) allora devi avere l’autorizzazione nel paese nel quale lo offri anche se solo virtualmente
.
Le due società  Una delle due società indicate nella richiesta non sono autorizzate e rientrano  è autorizzata e rientra proprio nella lista “nera”.
(https://federicoferro.it/consob-aggiornamento-lista-societa-autorizzate-italia/)
A mio avviso, per concludere, ci sono altri strumenti (molto rischiosi) che possono, sostituire le opzioni binarie, ma che rientrano negli strumenti finanziari autorizzati. (vedi ETF a leva, opzioni, futures,)
Anche questi strumenti richiedono consapevolezza del rischio di poter perdere tutto o in alcuni casi piu’ del capitale investito.
Spero di essere stato di aiuto.
Rif: RVKJ87Q428T5